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Documenti sul repubblicanesimo

Conoscere e discutere il passato per capire meglio il presente
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Documenti sul repubblicanesimo

Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda novefebbraio » 27 apr 2011, 0:47

In attesa che un certo progetto sulla storia delle idee politiche veda la luce vorrei proporre un documento non molto facilmente reperibile , a quanto risulta dalle mie ricerche in rete si trova con una certa difficoltà e solo se si sa cosa cercare solo nell'archivio storico di "La Stampa" anche l' originale inglese su foreign affair è riservato agli abbonati
E' un intervento di Ugo La Malfa del 1978 ( 12 mesi prima della morte) su quella prestigiosa rivista che da anni stava facendo un' inchiesta sul cd "eurocomunismo" ( vi hanno scritto anche Segre e Napolitano) . Il leader repubblicano riperrendo la sua vita poiltica e le radici del pensiero democratico parla della sua avversione per il comunismo , ma spiega anche perchè all' epoca dei governi di solidarietà nazionale riteneva compiuta l' evoluzione del PCI- Ovviamente non è necessario essere d' accordo , ma credo che sia una documentazione non irrilevante

http://www.novefebbraio.it/documenti/19 ... ne-del-pci
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Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda eric draven » 27 apr 2011, 0:58

questi documenti non sono mai irrilevanti....grazie infinite per il contributo :)
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Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda Frescobaldi » 28 apr 2011, 21:31

Grazie anche da parte mia...
Il mio stile è vecchio, come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda novefebbraio » 18 giu 2011, 22:16

visto che gli amici sono stati così cortesi da esprimere interesse e gradimento avrei una proposta
se fosse possibile cambiare il nome del 3d in "documenti sulla storia del repubblicanesimo", sul sito 9/2 ogni tano ne pubblichiamo qualcuno e normalmente sono cose abbastanza inedite non mi dispiacerebbe farne una piccola raccolta anche qui. Oggi ve ne propongo due questo è relativo al primo dopoguerra

Tra i quaderni di storia repubblicana curati da Giovanni Spadolini per Le Monnier negli anni 80 spicca un bellissimo ( e purtroppo raro) “ I Repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926)” di Santi Fedele molti sono gli spunti. Il libro affronta il tema del rapporto fra repubblicanesimo bolscevismo e fascismo nei primi anni 20. Come è noto Repubblicani e nazionalisti si trovare insieme nel campo interventista della prima guerra mondiale e anche se le prime crepe si manifestarono già nel corso degli ultimi anni del conflitto specie sulla questione adriatica , ma specie durante il “biennio rosso” il comune conflitto contro le violenze dei “bolscevici” portarono alcuni repubblicani ad avvicinarsi ai nascenti “fasci di combattimento”. Pietro Nenni e i fratelli Bergamo per un breve periodo fecero parte del “fascio di Bologna”.

Ma specie dopo l’ elezione a segretario nazionale di Fernando Schiavetti , fu compresa l’ esatta portata del movimento fascista ed iniziarono i chiarimenti .

dal testo citato (pag 125 e segg)

Dall’ “alba repubblicana “ settimanale della FGR del 18 aprile 1920 un brano che ci sembra conservare una grande attualità



“Non siamo bolscevici, ma non per quella tale salvezza della patria propugnata dai conservatori , dai pescicani dai gazzettieri venduti a cotali patrioti salvezza della patria che si risolve nella difesa dello scrigno dei plutocrati del nostro paese …. Non siamo bolscevici , ma se il bolscevismo ha rappresentato per un equivoco sentimentale delle masse o per suggestione, non ci importa saperlo, il complesso delle aspirazioni delle speranze delel proteste del proletariato e del popolo , la nostra fede repubblicana ci fa rispettare il generoso errore , non ci fa pensare alla creazione di delel schiere di poliziotti volontari , dei krumiri volontari, gli uni e gli altri così elogiati e remunerati dalla generosità dei pescicani….E non si conciliano repubblica mazziniana e dittatura militare, repubblica mazziniana e nazionalismo, repubblica e tante altre cose che urtano la nostri sensi di libertà , di probità di incondizionata devozione per la sovranità popolare



http://www.novefebbraio.it/documenti/i- ... vicinimant
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda novefebbraio » 18 giu 2011, 22:19

Questo invece è del secondo dopoguerra , credo che sia interessante anche per il clima

Pacciardi nel novembre 1950 non potè battersi a duello con il segretario del PLI milanese perché ne era impedito dalla carica istituzionale di Ministro della difesa. Ma cominciamo da principio (il prezioso archivio on line de "la Stampa ci permette di ricostruire la vicenda): si discuteva in quel periodo della legge che per la repressione del rinascente fascismo , i repubblicani con il loro segretario Pacciardi erano decisi fautori della legge , i liberali malgrado le ferite ancora aperte della dittatura ( finita da appena un quinquennio) opponevano la formale difesa del diritto di opinione. Pacciardi in un comizio a Forlì attaccò il PLI , come ricorda la Stampa “Se l'è presa stavolta contro il partito liberale accusato di mollezza e di assenteismo e contro un non vene identificato « insulso pedagogo » che vorrebbe opporre gli opuscoli alle bombe ». Il giornale torinese descrive ( e critica ) l’ irruenza del segretario PRI e ricorda i suoi scontri sia a destra che a sinistra e così conclude “La Direzione romana del partito liberale ha addirittura « sfidato » Von. Pacciàrdi a un contraddittorio in Roma. La risposta di Pacciàrdi non si è fatta attendere: da buon schermitore egli ha comunicato alla sezione romana del partito repubblicano, di essere disposto ad accettare un dibattito in contraddittorio con esponenti liberali sulla questione della lotta contro il neofascismo e per la difesa delle istituzioni democratiche. E sì che ne sentiremo dette belle!” http://www.archiviolastampa.it/componen ... k,search...

Ma il segretario del PLI milanese , Luciano Elmo , aggiunge la Stampa di qualche giorno dopo “non volendo passare per un < mollo », questi ha Incaricato 1 suoi secondi di portare al ministro il cartello di sfida. I padrini sono: l'ammiraglio di Divisione Carlo Emanuele Gartoslo e il vice-presidente della Camera, on. Gaetano Martino, ì quali, nella giornata stessa di oggi, prenderanno contatto con il ministro per assolvere il loro non grato compita Ma forse, con tutta probabilità, anche questo duello non si farà. Pacciardi è uomo dal passato cavalleresco (i suoi scatti e le sue intemperanze gli hanno già procurato più di un duello), ma la sua attuale posizione di ministro non gli consente di battersi, e cosi come già per un'altra consimile vertenza, il duello verrà rinviato a quando terminerà il mandato di ministro” http://www.archiviolastampa.it/componen ... k,search...

E appunto per fortuna la carica istituzionale di Pacciardi e il fatto che si stesse organizzando una incruenta disfida oratoria non diedero adito al duello in armi.

Si tenne invece quello oratorio ne riproduciamo integralmente il resoconto da notare il parallelismo fra le posizioni dell’ allora deputato liberale e quelle attuali di che vorrebbe rilegalizzare il fascismo

Scontro ad armi cortesi tra Cocco-Ortu e Pacciardi

Al Teatro Adriano, che pure ha una notevole capacita di posti, è stato cosi enorme ieri l'accorrere di pubblico che molti sono stati coloro che hanno dovuto rinunziare ad assistere de visti allo « scontro» fra il deputato liberale Cocco Ortu, «sfidante», e il repubblicano Pacciardi, «sfidato » sul tema già tanto a lungo dibattuto: «Come si difende la democrazia ». Il primo a scendere sul terreno è stato Cocco Ortu, il giovane e ardente avvocato sardo che nei giorni scorsi aveva condotto la polemica col P.R.l e con Pacciardi sull'Atteggiamento assunto dai Liberali nella questione relativa alla legge per la repressione del fascismo. Quali i suoi argomenti per giungere alla conclusione che il governo è in errore ponendo In essere una legge che tenda a colpire specificatamente, le attività fasciste? Il rappresentante liberale ha poggiato la sua opposizione alle Iniziative governative per la repressione delle attività fasciste, sul seguenti cinque argomenti: 1) La legislazione penale vigente contempla già la possibilità per punire ogni attentato alle libertà democratiche; si applichi - il Codice penale; 2) la disposizione XII Costituzione deve intendersi veramente come norma «transitoria», tanto è vero che la Costituzione stessa concede il diritto a! voto, dopo cinque anni, agli ex-gerarchi fascisti; 3) la .difesa — necessaria — della libertà, non può arrivare fino al punto di promuovere una legislazione «straordinaria», come è quella proposta dal Ministro dell'Interno; 4) l'attentato alla democrazia ed alla libertà viene, assai più minacciosamente che dal fascisti di oggi, da altre organizzazioni politiche; 5) il pericolo del fascismo risórgente si combatte soprattutto- educando i giovani, ed illustrando loro che cosa è stato il fascismo, e quali danni esso ha recato al nostro paese. Di conseguenza, ha concluso l'oratore, non «mollezza.» nell'atteggiamento assunto dai liberali, come sostenne l'on. Pacciardi nel suo discorso di Forti, ma rispetto della legge, della libertà e della democrazia. La replica dell'on. Pacciardi, che ha tenuto a chia¬ i-Ire subito come egli parlasse a titolo personale, senza impegnare la sua posizione di ministro, si è sviluppata sul seguenti punti: 1) la legislazione vigente ha dimostrato difficoltà di ■ applicazione e,di qui il dovere del- governo di proporne un'altra; il fascismo esiste già: ed è doveroso colpirlo subito, ammaestrati dall'esperienza di 30 anni fa: la libertà deve essere garantita a tutti, ma non a coloro che se ne vogliono servire per negarla domani agli altri; il governo ha cercato sempre di giungere a una pacificazione interna, ma la volontà di rivincita espressa da alcuni. impone misure di sicurezza; « se i comunisti si metteranno contro lo Stato, scioglieremo anche il partito comunista » Sono seguite due repliche durate ciascuna venti minuti, ma le parti sono rimaste sulle rispettive posizioni. Erano ormai tre ore che al Teatro Adriano si discuteva: oltre quel limite non si poteva andare e le tremila persone Intervenute cominciarono a sfollare abbastanza soddisfatte. http://www.archiviolastampa.it/componen ... k,search...

La vicenda ebbe un seguito pochi mesi dopo quando durante un dibattito di politica estera il deputato liberale Lucifero riprese il tema per attaccare di nuovo Pacciardi , dandogli praticamente dell’ imboscato “L'atmosfera in aula è diventata più vivace con l'intervento del liberale indipendente Lucifero, il quale con un discorso polemico ha dato luogo a rumorose proteste dei repubblicani. Infatti il senatore calabrese, dopo aver riconfermato il rispetto al Patto Atlantico ed ai suoi sviluppi, ha soggiunto che, nel deprecabile caso di un conflitto, il Governo non fa nulla per curare la unione degli animi, anzi continua a mantenere ed a preparare leggi eccezionali. Il senatore ha poi continuato osservando l'assurda posizione in cui si trova il ministro della Difesa Pacciardi il quale, dopo essere stato « obiettore di coscienza » nell'ultima guerra, dovrebbe oggi guidare le forze armate. L'affermazione ha suscitato vivaci e violente proteste dei repubblicani. E la polemica su questo tono sarebbe durata chi sa quanto tempo se non fosse intervenuto il Presidente a chiudere l'incidente. In questo modo si è conclusa la discussione generale.”

http://www.novefebbraio.it/documenti/il ... l-fascismo
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda eric draven » 20 giu 2011, 9:28

: la libertà deve essere garantita a tutti, ma non a coloro che se ne vogliono servire per negarla domani agli altri

su questo concetto si dovrebbe molto riflettere
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda novefebbraio » 20 giu 2011, 22:51

eric draven ha scritto:: la libertà deve essere garantita a tutti, ma non a coloro che se ne vogliono servire per negarla domani agli altri

su questo concetto si dovrebbe molto riflettere

:ymapplause:

Eric pensi che sarebbe un problema questa mia proposta di due post fa ?:

"visto che gli amici sono stati così cortesi da esprimere interesse e gradimento avrei una proposta :
se fosse possibile cambiare il nome del 3d in "documenti sulla storia del repubblicanesimo", sul sito 9/2 ogni tanto ne pubblichiamo qualcuno e normalmente sono cose abbastanza inedite non mi dispiacerebbe farne una piccola raccolta anche qui. "
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda eric draven » 20 giu 2011, 22:58

per me ovviamente va benissimo....xò non sono io a dover decidere
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Re: Ugo la Malfa e il PCI

Messaggioda novefebbraio » 14 lug 2011, 0:09

Ok Eric credevo che fossi abilitato anche tu, provvedo a chiedere alla "nostra" :)
intanto un altro documento abbastanza raro su un esperienza del repubblicanesimo sociale e sul sanguinoso attacco fascista che subì esattamente 90 anni fa


12 13 luglio 1921 20 repubblicani a Treviso resistono per ore a 1000 fascisti

Nella notte fra il 12 e 13 luglio 1921 più di mille fascisti convergono su Treviso provenienti in camion da diverse località dell’ Italia settentrionale . Armati di tutto punto , mitragliatrici comprese , danno l’ assalto a “le sedi riunite” edificio nel quale , oltre al redazione e lla tipografia del “la Riscossa” (giornale repubblicano NDR) sono ubicate la Federazione provinciale repubblicana , la camera del alvoro , il consorzio autonomo delle cooperative e le sedi di altri organismi in vario modo collegati al PRI. Ad attenderli trovano però una ventina di repubblicani i quali, benché provvisti solo di armamenti di fortuna oppongono strenua resistenza ai ripetuti assalti dei fascisti che soltanto dopo diverse ore riescono a penetrare nell’e edificio devastandolo e saccheggiandolo

“ I Repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926)” di Santi Fedele pag 188

L’ attacco era diretto specialmente contro l’opera dei fratelli Bergamo , che dopo una prima sbandata filo fascista avevano messo in atto un’ opera meritevole del repubblicanesimo sociale soprattutto intorno a Montebelluna , dando vita a quella che sarà chiamata la “Repubblica di Montebelluna”

La barbarie fascista del 12 e 13 luglio a Treviso si scatenò anche contro l' esperienza dei fratelli Bergamo nell' area trevigiano di Montebelluna.

La strordinaria e poco conosciuta esperienza è descritta in questa dispensa dell' università della terza età di Montebelluna , la dispensa è stata curata da Lucio de Bortoli , scrittore e candidato sindaco per l' IdV e il centro sinsitra alle ultime elezioni

REPUBBLICANI E POPOLO

• Nell’immediato primo dopoguerra Montebelluna e il suo territorio diventano i

protagonisti di una sperimentazione sociopolitica tanto intensa nei risultati quanto breve nella durata.

• La lista repubblicana nelle elezioni amministrative di inizio ottobre riporta

1413 voti (63%) contro i 700 di quella dei popolari-bertoliniani



Il soggetto sindacale nacque nell’orbita dell’azione propulsiva di Guido e Mario Bergamo, giovani esponenti e subito protagonisti del Partito Repubblicano.

Sotto la spinta soprattutto di Guido, i repubblicani, nel 1920, conquistarono i

comuni di Montebelluna, Caerano, Volpago, Cornuda, Crocetta e entrarono

nelle giunte di Arcade e Pederobba

Il dato più impressionante che ci proviene da quegli anni è però costituito dalla straordinarietà del distretto, isola verde in un mare bianco: nel resto della provincia i popolari conquisteranno 76 comuni su 88,

i socialisti 10, i repubblicani 5 come visto e i liberali 2

La storia della breve e intensa “Repubblica di Montebelluna” , questo minuscolo (per dirla con Mario Isnenghi) prototipo nazional-popolare destinato alle teche delle eccezioni, è un libro dai molti capitoli.

• Nell’ordine. La tensione ideologica fortissima con i Popolari; il movimento

cooperativo, l’autonomia comunale



Al di là degli scontri e della tensione politica più volte ricordate e che

costituiranno grandi fronti polemici e giornalistici ne La Riscossa e Il Piave, in questa sede assume rilevanza soprattutto la straordinaria alacrità del movimento sindacale e cooperativo bergamino che produsse nel montebellunese ben 43 cooperative e 3000 iscritti nelle leghe

Tra il ’20 e il ’22 sorsero il Consorzio delle cooperative autonome, il Consorzio dei Consumi dei Comuni dell’Alto Trevigiano (con la costruzione della nuova sede a Montebelluna, edificio che poi ospiterà le

scuole medie), l’Istituto consorziale autonomo per le case popolari e rurali

dell’Alto Trevigiano e il Consorzio dei Comuni. Il movimento promosse e

coordinò inoltre l’istituzione di numerose cooperative di consumo per la vendita dei beni di prima necessità.

L’altro capitolo è quello riguardante la breve vita della prima amministrazione

montebellunese eletta dal popolo e guidata da una maggioranza repubblicana imperniata attorno alla grande figura di Luigi Vittorio Bergamo, padre di Guido, già deputato, e di Mario .Sarà proprio Bergamo a pronunciare il discorso di insediamento del nuovo Consiglio Comunale dopo le elezioni del 26 settembre1920.

Un intervento di alto profilo umano e civile, nel quale l’accento venne subito posto sulla democraticità dell’agire, e, soprattutto, nella rivendicazione del ruolo del Comune di fronte ad uno stato centrale che abolisce le tasse comunali per produrre “un’unica tassa sul reddito” a suo favore, un comune che deve affrontare enormi difficoltà (scuole, lavoro) e convinto della necessità di favorire “ogni decentramento e l’autonomia (…) contro la tirannia dello Stato”

Accenti richiamati anche dal nuovo sindaco Giuseppe Dall’Armi nel suo discorso di insediamento: “L’ideale sarebbe che il Comune potesse liberamente amministrarsi”, anche perché per “la prima volta nella storia

di Montebelluna (…) il Consiglio Comunale è la pura espressione del popolo. Coloro che lavorano, coloro che soffrono, gli umili, hanno designato noi all’amministrazione della cosa pubblica..”, una cosa pubblica la cui gestione

doveva però infrangersi “di fronte alla tirannica restrizione di una legge (quella Comunale e Provinciale) che non cesseremo di combattere…”.




http://www.novefebbraio.it/documenti/i- ... omment-377
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Re: ocumenti sul repubblicanesimo

Messaggioda fulvia » 14 lug 2011, 18:32

chiedo scusa del ritardo, ho avuto un problema col pc. Ho cambiato il nome della discussione.
Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

Guardiano di porta e mastro di chiavi

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Re: Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda eric draven » 15 lug 2011, 22:16

Un intervento di alto profilo umano e civile, nel quale l’accento venne subito posto sulla democraticità dell’agire, e, soprattutto, nella rivendicazione del ruolo del Comune di fronte ad uno stato centrale che abolisce le tasse comunali per produrre “un’unica tassa sul reddito” a suo favore, un comune che deve affrontare enormi difficoltà (scuole, lavoro) e convinto della necessità di favorire “ogni decentramento e l’autonomia (…) contro la tirannia dello Stato”

la Storia si rincorre,direbbe il Vico..... :-?
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Re: Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda novefebbraio » 15 ott 2011, 12:50

MAZZINIANESIMO FRA LAICISMO E RELIGIOSITA'

Mazzini non poteva essere annoverato tra i cattolici ma , al di là, dell'ammirazione per la figura storica di Cristo, nemmeno tra i cristiani.
Ciò non toglie che egli , come discreta parte dei laici di parte repubblicana, non fosse disinteressato a quanto avveniva nell'ambito delle varie religioni e cercasse di cogliere in ognuna , quando vi erano, i segni di un rinnovamento spirituale fatto di attenzione verso tutti gli uomini a prescindere dal singolo credo religioso. Il laicismo di Mazzini non era una sorta di torre di avorio tetragona a qualsiasi idea di spiritualità diversa dalla sua, anzi , egli era attento a ciò che avveniva nelle varie religioni e non solo in quelle storiche dell'Europa giudaico-cristiana.
Altra cosa il ruolo che i repubblicani assegnano allo stato ed al momento giuridico del fare politica. Mazzini fu strenuo difensore della libertà di tutte le religioni, tanto delle minoranze ebraiche e protestanti, quanto degli stessi cattolici. Pur gravato dalle cure della direzione della Repubblica Romana, trova il tempo di andar a far personalmente visita ad una modesta suora che gli aveva inviato una lettera esprimendo le sue preoccupazioni per la sorte che poteva attendere lei e le sue consorelle, avrebbe potuto limitarsi a scrivere due righe , ma sentiva l'angoscia di quella lettera e sentiva il suo particolare dovere di tranquillizzare.
Come tanti altri democratico-repubblicani, Mazzini fu perseguitato, non persecutore. La formazione religiosa della madre, fatta di un cattolicesimo austero e teso al riconoscimento delle autonomie vescovili , lo portò anche abbandonato il cattolicesimo , a cercare una religiosità fatta di severità morale e di libertà di ricerca ( nell'esilio si fece mandare i testi dei grandi eretici italiani a partire da Tommaso da Fiore). Certamente non mancarono preti e frati che si avvicinarono al suo pensiero, come all'azione di Garibaldi. Il clero al quale egli guardava con speranza era quello che aveva saputo combattere nel medioevo e nel rinascimento per le libertà cittadine, Interessante notare che uno dei primi moti repubblicani del nostro ottocento ( che fu antinapoleonico ma non per la restaurazione dei vecchi monarchi) fu guidato da un parroco della Val d'Intelvi ( la stessa valle che diede le origini al grande Antelami ed a numerosi costruttori di antiche cattedrali frutto di un popolo per il quale valeva il povero il mio, ricco il nostro , come ricorderà il Cattaneo) Ciò non gli impedirà di avere , in alcuni momenti, una carica di duro anticlericalesimo verso quei sacerdoti che si erano prostituiti al potere ( "avete arrotato il pugnale del sicario sulla pietra dell'altare" scriverà in una sua celebre lettera ai preti italiani, lettera nella quale li invitava a farsi parte attiva del moto nazionale)

Differente il comportamento dei liberalmonarchici dei mazziniani nei confronti dell' alto e basso clero: basti vedere il diverso comportamento di basso ed alto clero nelle insurrezioni di Venezia e di Milano. A Venezia si dimostrò più liberale un patriarca di altra parte dell'impero asburgico, che il veneziano cardinal Monico che ,se non mancò di tratti di umana pietà, certamente va considerato tra i preti conservatori) . Ai laico liberali interessava la chiesa come forza di conservazione del potere costituito; per cui , passato il momento della laicità necessaria al compimento dell'unità nazionale, preferirono coltivare la laicità al più come una pianta da tenere nel giardino di casa , ma non da far coltivare anche da mani plebee.
Per i repubblicani la laicità doveva essere un valore diffuso fra tutti i cittadini ed essere annaffiata dalla libera diversità fra tutti i pensieri religiosi e filosofici.
Del resto quando una parte del basso clero tornò a fare politica si ritrovarono a combattere non a fianco dei liberali ma , come don Albertario, a fianco di repubblicani e socialisti con i quali condivise il carcere, o come don Minzoni, per il quale il vescovo di Cremona aveva auspicato due sante legnate, che si battè contro il fascismo per la rinascita di un cattolicesimo popolare e che della cui morte solo la Voce Repubblicana ebbe il coraggio di indicare il mandante in Italo Balbo e riuscì ad ottenere l'ultima sentenza non favorevole al regime grazie alla difesa che Randolfo Pacciardi ( allora ancor giovine avvocato) fece del suo direttore Giovanni Conti dall'accusa di calunnia verso Balbo. Le strade degli uomini di buona volontà finiscono non di rado con l'intrinsecarsi. Significativo quindo che dai don Ugo bassi , ai don giovanni Verità, ai fra Pantaleo, ai don Gavazzi, che sarà poi pastore protestante, fino al don Albertario ed ai don Minzoni i sacerdoti che intesero combattere per il progresso e la giustizia sociale si trovarono dalla parte opposta a quella delle loro gerarchie e vicini a mazziniani, democratici, repubblicani e socialisti, magari laicisti ed anticlericali, ma rispettosi di quanto vi era e vi è di autenticamente onesto e riformatore anche nel mondo cattolico.

EDERA ROSSA

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Re: Documenti sul repubblicanesimo

Messaggioda eric draven » 17 ott 2011, 14:12

Sempre difficile decidere cosa fare del rapporto con le religioni.... :-?
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