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Mafia: 19 anni dopo la strage di Via D'Amelio

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Mafia: 19 anni dopo la strage di Via D'Amelio

Mafia: 19 anni dopo la strage di Via D'Amelio

Messaggioda eric draven » 18 lug 2011, 18:29

Domani si celebra il diciannovesimo anniversario della strage di Via D'Amelio, in cui rimase ucciso il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Una Fiat 126, con circa 100 kg di tritolo a bordo, parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre, esplose al passaggio del magistrato. L'omicidio di Borsellino avvenne poco meno di due mesi dopo la morte del giudice Giovanni Falcone, il 23 maggio 1992.

di Franco Nicastro

PALERMO - Due verità, un depistaggio e un terribile sospetto: l'attentato a Paolo Borsellino sarebbe stato accelerato perché il magistrato era venuto a conoscenza della "trattativa" tra Stato e mafia. E' una delle ipotesi seguite nella nuova fase delle indagini sulla strage di via D'Amelio che la Procura di Caltanissetta si appresta a concludere con la richiesta di revisione del processo per alcuni condannati con sentenze definitive. La svolta, attesa per settembre, dovrebbe coinvolgere anche investigatori - tre sono iscritti nel registro degli indagati per falso e calunnia - che avrebbero pilotato le accuse di Vincenzo Scarantino. A smentire la ricostruzione a lui attribuita sono stati prima Gaspare Spatuzza e poi Fabio Tranchina, fedelissimi di Giuseppe Graviano, il boss di Brancaccio che avrebbe organizzato l'attentato premendo perfino il telecomando per innescare l'auto-bomba. Il nuovo filone d'indagine non solo sta confermando l'estraneità alla strage di sette dei condannati ma sta proiettando un'ombra sul pool di investigatori, guidato da Arnaldo La Barbera morto nel 2002, che avrebbe costruito un "colossale depistaggio". Così lo ha definito il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, che sta mettendo a fuoco il ruolo svolto da apparati investigativi e uomini dei servizi segreti. Tre di loro sono indagati: Mario Bo, attuale dirigente della squadra mobile di Trieste; Vincenzo Ricciardi questore di Bergamo e Salvatore La Barbera, ora dirigente della polizia postale di Milano. Ma l'indagine tocca altri investigatori tra cui il poliziotto che avrebbe "taroccato" un verbale del 1994. Accanto alle dichiarazioni di Scarantino sono state trovate le annotazioni di un poliziotto che avrebbe svolto, si sospetta, un ruolo di "suggeritore". Ma è tutto l'impianto accusatorio basato sulle indagini del pool di La Barbera a essere smentito su molti punti dalla Procura di Caltanissetta e dalle rivelazioni di Spatuzza considerato un collaboratore attendibile. I nuovi indirizzi dell'inchiesta stanno insomma delineando quella che il procuratore Lari definisce una "deriva istituzionale". Molte zone d'ombra affiorano tra le pieghe del nuovo corso investigativo. "Vorremmo capire chi e perché ha organizzato il depistaggio", dice Manfredi Borsellino, il figlio del magistrato che ora dirige l'ufficio di polizia di Cefalù. "Nella ricerca della verità è ora necessario - aggiunge - che si vada fino in fondo, e noi saremo vigili e attenti". Si riapre una vecchia pagina oscura sui reali obiettivi del depistaggio: è da attribuire alla smania di carriera di un gruppo di investigatori o all'opera di oscuramento di scottanti retroscena? I magistrati nisseni sono sempre più convinti che Borsellino fosse a conoscenza della "trattativa" alla fine di giugno 1992. Per Lari non sarebbe andata avanti perché le richieste erano inaccettabili (benefici per i boss in cambio di una tregua nella strategia stragista) oppure perché Borsellino si sarebbe "messo di traverso". E per questo la sua eliminazione sarebbe stata affrettata.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 59332.html
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