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Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Conoscere e discutere il passato per capire meglio il presente
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7 messaggi • Pagina 1 di 1
Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda fulvia » 20 lug 2011, 21:57

ROMA - Moriva 10 anni fa, alle 17,30 del 22 luglio 2001 nella clinica Madonnina di Milano, Indro Montanelli, il decano del giornalismo italiano. ''La mia vita professionale e' la mia vita, tout court'', disse l'ultimo vero inviato d'assalto il giorno del suo ottantesimo compleanno.

Ed e' stato proprio cosi'. Dopo aver conseguito due lauree, in giurisprudenza e scienze politiche, Montanelli emigra in Francia, dove viene assunto a Paris soir. Nel 1935, poco piu' che ventenne, si arruola nel ventesimo battaglione eritreo. Grazie al diario 'Ventesimo battaglione eritreo' ottiene dal direttore del Corriere Aldo Borelli la promessa di un contratto. Intanto va in Spagna per il Messaggero, dove scrive contro il regime. Il fascismo romano ne ordina il rimpatrio, lo espelle dal partito e dall'albo professionale. Va a dirigere l'Istituto italiano di cultura in Estonia per un anno. Tornato in Italia, riceve la tessera di giornalista, ma rifiuta di richiedere quella del Partito fascista. Nel 1938 entra al Corriere, dove restera' per 40 anni. In Germania segue l'avanzata del Terzo Reich e parla con Hitler in persona. A Roma, finisce in prigione per antifascismo e viene condannato a morte, ma scampa miracolosamente alla fucilazione. La prigionia gli suggerisce 'Il generale Della Rovere', che tradotto in film riceve il Leone d'oro a Venezia. Finita la guerra, viene reintegrato al Corriere come inviato. Nel 1974 fonda il 'Giornale nuovo', poi divenuto il Giornale. Nel 1977 i terroristi delle brigate rosse gli sparano gambizzandolo. L'anno successivo la Fininvest acquista circa il 30% delle quote del Giornale. Tra l'80 e l'81 il gruppo acquisisce la maggioranza della Societa' Europea Edizioni, che pubblica appunto il quotidiano. Nell'87 la quota azionaria di Berlusconi passa dal 37,5 al 70%. Nel '91 la Fininvest detiene l'86,62% della proprieta', quota che scende al 36% nel '92, quando il controllo passa alla Editoria Arcus di Paolo Berlusconi. La situazione precipita con la ''scesa in campo'' del Cavaliere. Il quale pero' lo difende dagli attacchi di Emilio Fede, che suggerisce il suo allontanamento per aver sposato la causa di Mario Segni. ''Montanelli ha la mia piena fiducia'', dice Berlusconi l'8 gennaio 1994. Ma l'11 gennaio, dopo 20 anni, lascia il suo Giornale. Sigla l'accordo per la direzione di un nuovo quotidiano, La Voce, che pero' non ha lunga vita. Continua pero' a far sentire la sua 'voce': con i suoi editoriali su Tmc e dalle pagine del Corriere, che gli riserva una 'Stanza' per dialogare con i lettori. Scrittore prolifico, tra i suoi libri sono da ricordare 'Storia di Roma' (Bur) e 'Storia d'Italia', insieme a Mario Cervi e Roberto Gervaso: una collana di 22 volumi a cura di Sergio Romano. Oltre a 'Ve lo avevo detto - Berlusconi visto da chi lo conosceva bene' (Rizzoli); 'I conti con me stesso. I diari 1957-1978' (Rizzoli); e 'La mia eredita' sono io. Pagine da un secolo' (Bur Biblioteca Univ. Rizzoli).

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 37740.html
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Re: Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda Druuna » 21 lug 2011, 12:13

fulvia ha scritto: A Roma, finisce in prigione per antifascismo e viene condannato a morte, ma scampa miracolosamente alla fucilazione.


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Re: Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda eric draven » 21 lug 2011, 21:21

Fu uno spirito sicuramente libero. E come tutti gli spiriti liberi, a volte lo si poteva anche detestare.
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Re: Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda Florian » 23 lug 2011, 6:48

Dieci anni senza Indro giornalista controcorrente

Si parla ancora del suo rapporto con Berlusconi dal '94 in poi ma riguarda solo una piccolissima parte della sua carriera

MICHELE BRAMBILLA

Cade oggi il decimo anniversario della morte di Indro Montanelli. E purtroppo per lui le commemorazioni - partite con largo anticipo - vertono quasi tutte su un unico tema: il suo rapporto con Berlusconi dal ’94 in poi. Degli oltre settant’anni di giornalismo di Montanelli - che quando morì aveva 92 anni - se ne considera solo un dieci per cento scarso. Facendo torto a una carriera, anzi a una vita, straordinaria anche per l’aver testimoniato un secolo ricco di cambiamenti come nessun altro.

Ma è così: ormai gli italiani sembrano non poter parlare - nel bene e nel male - che di lui, per «lui» intendendo non Montanelli, ma il Cavaliere. Gli antiberlusconiani fanno di Indro una bandiera: un uomo di destra che si ribellò a una destra becera e piazzaiola. E i berlusconiani accusano gli antiberlusconiani (perdonate le ripetizioni: ma anche noi siamo ostaggi di queste diatribe monotematiche, anzi monomaniacali) di opportunismo e di ipocrisia, ricordando che molti di coloro che ora incensano Montanelli sono gli stessi che negli Anni Settanta lo consideravano un reazionario da mettere al bando.

Sono vere tutte e due le cose. Ma non sono la verità. Perlomeno non sono «tutta la verità». Siamo ormai abituati a dividerci, su ogni argomento, in due partiti, pro e contro, e a vedere tutto bianco o tutto nero, senza mai mettere in conto neppure la possibilità che ci sia qualche grigio.

Si contesta a Montanelli di aver voltato le spalle a Berlusconi dopo aver detto, per molti anni, che era il miglior editore che un direttore si potesse augurare. I due divorziarono quando il Cavaliere decise di entrare in politica. Aveva tutto il diritto di farlo, così come aveva tutto il diritto di pretendere che il suo Giornale lo appoggiasse. Montanelli lo abbandonò, e per questo gli hanno dato e gli danno dell’ingrato. Ma chi fra i due aveva cambiato il rapporto? Quando parlava di «miglior editore possibile», Montanelli parlava di un Berlusconi che faceva solo l’imprenditore, non il capo di un partito. Fu insomma un divorzio inevitabile e anzi doveroso: non un tradimento.

Certo: dopo quel divorzio, lo scontro si fece aspro. Anche perché emerse allora, in tutta la sua forza, la differenza antropologica: erano due uomini incompatibili, come spiega bene Massimo Fini nell’introduzione al libro appena uscito «Ve lo avevo detto» (Rizzoli, 179 pagine, 12 euro) che raccoglie gli scritti diMontanelli su Berlusconi. E in quello scontro aspro la sinistra adottò Indro con una disinvoltura sospetta.

È giusto infatti ricordare che cosa la sinistra - e buona parte della stampa borghese che a quella sinistra si accodò - disse e scrisse di Montanelli negli Anni Settanta, che furono quelli della violenza di piazza, del terrorismo, delle bombe.Quando le Brigate Rosse spararono alle gambe di Montanelli (2 giugno 1977) «soltanto i miei vecchi amici-nemici Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca ebbero il coraggio di manifestarmi la loro solidarietà», raccontò lui in un’intervista nel 1985. Ma in quel giugno 1977 ci si faceva scrupoli perfino a nominarlo, Montanelli. Il Corriere della Sera, giornale che Indro considerava la sua seconda pelle per averci lavorato 35 anni, titolò «I giornalisti nuovo bersaglio della violenza - Le Brigate Rosse rivendicano gli attentati». Il nome del «giornalista nuovo bersaglio» compariva solo nella seconda riga di un sommario scritto con carattere da avvertenze farmaceutiche, e solo dopo il nome di un altro giornalista ferito,Vittorio Bruno del Secolo XIX.

Tutto questo è giusto che sia ricordato. Meno giusto è però considerare la sinistra come un qualcosa di disincarnato e immutabile. Quella di allora, non è quella di oggi. Non c’è più il terrorismo. Non c’è più il comunismo. Montanelli lo sapeva bene e a chi gli rimproverava - dopo la discesa in campo di Berlusconi - di non combattere al suo fianco contro i comunisti, rispondeva: «Io le battaglie le faccio contro i vivi. Non contro imorti».

Si possono avere opinioni diverse, su Montanelli. Ma dargli del voltagabbana vuol dire dimenticare che i voltagabbana sono quelli che, quando cambiano idea, salgono sul carro di chi sta vincendo, non di chi sta perdendo. Montanelli lasciò Berlusconi che stava per diventare presidente del Consiglio per fondare un giornale, La Voce, tanto fragile da morire in culla. Così come quando decise di rompere con il fascismo, ruppe nel momento di maggior consenso del regime. Era il 1937 e da inviato del Messaggero seguiva la guerra civile spagnola. Scrisse che per le truppe italiane la battaglia di Santander non era stata l’epica impresa che il fascismo voleva far credere, ma «una passeggiata con un solo nemico: il caldo». Fu licenziato, radiato dall’Albo dei giornalisti e finì in Estonia a lavorare.

Montanelli è stato molto di più di quello che si sta scrivendo in questi giorni. Come giornalista, è stato un narratore senza pari: a volte infilava aneddoti inventati, ma gli servivano per comunicare fatti o caratteristiche reali. Come uomo, è stato molto meno burbero di quel che si racconta. Era un uomo dolce, e tutt’altro che attaccato ai soldi; aveva bizzarre convinzioni, come quella che non si deve mai dividere un tetto con una donna, e faceva tenerezza quando a una certa ora della sera, qualunque cosa accadesse al giornale e nel mondo, si chiudeva in ufficio per vedere l’ispettore Derrick. Non era neppure quell’ateo che dicono. Non aveva fede, ma avrebbe voluto averla come s’era augurata, per tutta la vita, sua mamma. Chissà: morì un 22 luglio, giorno di Santa Maddalena, alla clinica Madonnina mentre nel Duomo di Milano, ch’è dedicato a Maria nascente, si celebrava una messa fatta dire dal suo amico Gaetano Afeltra in suffragio delle mamme di tutti e due, che si chiamavano entrambe Maddalena.

Quel giorno se ne andò, come lui si definiva, «soltanto un giornalista ». Ma il più grande di tutti.


http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni ... tp/412545/
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Re: Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda assurbanipal » 23 lug 2011, 16:03

Istituto: ISTITUTO NAZIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE IN ITALIA
Fondo: Ostéria Luca
Serie: Collaborazione di Osteria con la polizia di sicurezza tedesca

Fascicolo: "Zambon e C[company]. Gnr di Brescia. 25 - 5 - 1954 [recte 1945]"

Busta 1, Fasc. 8

Operazione di polizia per l'arresto di diciannove persone a Milano, tra le quali uomini ai vertici dell'organizzazione resistenziale, come il generale Dino Bortolo Zambon, comandante del Cln di Milano, e il generale Giuseppe Robolotti: verbali d'interrogatorio di Ida Bevali e Decio Nulli, comunicazioni di servizio di Osteria a Saevecke. relazione anonima circa l'organizzazione e le evasioni del carcere di S. Vittore, annotazioni. cc. 12
Date: 29/05/1944 - 02/08/1944;

Compilatore: Gliera Sonia 2006
.
Bisogna leggere bene tutti questi documenti per cercare di capire.
Questo genere di documenti.
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Re: Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda occidentale » 28 dic 2011, 5:07

In occasione delle secondo me eccessive e scomposte celebrazioni per Giorgio Bocca, Ricordiamo un gigante. :p
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Montanelli, 10 anni fa moriva l'ultimo inviato d'assalto

Messaggioda fulvia » 28 dic 2011, 8:03

Senza dubbio una penna straordinaria


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