La sinistra ai tempi di Monti
Fabio Vander, 09 febbraio 2012, 15:16
Dibattito Il momento è grave. La crisi morde, colpisce ceti, interessi, persone, la mera protesta non può bastare. La domanda di sinistra è forte. L'abbiamo vista provenire dai pulpiti più impensati, ma i soggetti attuali del centro-sinistra italiano sono tutti inadeguati. Incapaci di progetto, di strategia, di autonoma visione nel breve e lungo termine. La forza e l'arroganza di Monti e dei suoi ministri fa leva su questo vuoto
Un abbozzo di discussione sembra delinearsi sul ruolo della sinistra e del centro-sinistra, di fronte all'inedito esperimento del governo Monti.
L'intervento più organico, quello di Asor Rosa sul "Manifesto", ha posto l'accento sulla "colossale pulsione neocentrista" che si nasconde dietro l'operazione Monti. Un annullamento del ruolo delle opposizioni in una democrazia moderna, che perpetua un vecchio vizio: "in Italia, storicamente, questa convergenza delle ali verso il Centro ha preso il nome di trasformismo". Si impone, concludeva Asor Rosa, la ricerca di "una risposta critica e alternativa". Anche Tronti, sempre sul "Manifesto", riscontrava una "ricomposizione centrista del fronte moderato", contro la quale organizzare "una presenza autonoma, critica, propositiva, alternativa".
Chi se ne assume però il compito e la responsabilità? I soggetti attuali del centro-sinistra italiano sono tutti inadeguati. Incapaci di progetto, di strategia, di autonoma visione nel breve e lungo termine. La forza e l'arroganza di Monti e dei suoi ministri fa leva su questo vuoto. Ci è toccato leggere sul "Giornale" un giornalista reazionario come Veneziani domandarsi: "ma possibile che non ci sia nessuna opposizione sociale nel nostro Paese?" Nessuno che "insorga contro questo liberismo declamato con vent'anni di ritardo?" Pure in giro ci facciamo prendere.
Ben altrimenti serie e significative le parole del cardinale Bagnasco, secondo il quale di contro ad un "capitalismo sfrenato" e ad una "tecnocrazia transnazionale anonima" la politica deve provare a "rifondarsi su pensieri lunghi e alti". "Pensieri lunghi". Dice niente la formula?
Come si vede, pure in un quadro complesso e inedito, dalle più diverse fonti giungono analisi che convergono su alcuni punti di sostanza e che dovrebbero interrogare una sinistra che avesse il senso della storia e del proprio dovere.
Proviamo a mettere in fila alcune riflessioni e proposte. Tre i fondamentali: a) una nuova sinistra; b) una riorganizzazione della ‘seconda gamba', di sinistra, della coalizione di centro-sinistra; c) una nuova coalizione di centro-sinistra, capace di alleanze, di progetto, di una autentica alternativa, di programmi e personale politico, alla destra.
Per nuova sinistra intendo: un nuovo partito della sinistra (socialista, di alternativa e di governo); per ‘seconda gamba' una convergenza di forze e movimenti di sinistra capaci di occupare lo spazio a sinistra del PD; per nuovo centro-sinistra un accordo strategico fra PD-SEL-IDV, aperto alla interlocuzione con la Federazione della Sinistra, laddove però questa sia disponibile ad assumere senza equivoci la prospettiva di governo.
Ma vediamo partitamente. Il PD è un partito che ogni giorno di più sconta i suoi vizi d'origine. A Berlusconi non si è stati capaci di costruire un'alternativa. Tanto che è caduto non per merito dell'opposizione, ma per l'intervento di forze estranee (l'Europa, i mercati, ecc.); mentre l'alternativa non è stata quella fisiologica del PD, ma quella tecnocratica di Monti, supportata dal protagonismo direttamente politico della Presidenza della repubblica.
Venendo alla principale forza della sinistra extraparlamentare, SEL, essa è preda di una crisi non meno strategica e grave. A sua volta ha visto sfumare la politica faticosamente messa insieme dopo la disfatta del 2008. La nascita del governo Monti è stato un colpo duro. Che in una volta sola ha fatto venir meno la prospettiva a breve di elezioni anticipate e la tanto attesa sfida delle primarie; oltre a strappare la "foto di Vasto", cioè un accordo stretto con PD e IDV, che dava ampi margini di manovra a SEL. Il partito di Vendola è oggi senza tattica né strategia.
Rifondazione e la FdS sono riusciti a concludere una lunga stagione congressuale senza un'idea, senza uno scatto, senza ritrovare un minimo di ruolo politico.
Il discorso su un nuovo partito della sinistra parte dalla costatazione di questi fallimenti. Dall'esigenza di unire forze sociali e politiche intorno ad un progetto autenticamente di sinistra, socialista, interessato ad un interlocuzione stretta, anche se critica, con il Socialismo europeo e la Sinistra europea. Un partito organizzato democraticamente; non verticista, né leaderista, ma di massa, partecipato, radicato. Alleato senza complessi con il PD, ma capace di sfidarlo sulla strategia e sui valori.
Il momento è grave. La crisi morde, colpisce ceti, interessi, persone, la mera protesta non può bastare. La domanda di sinistra è forte. L'abbiamo vista provenire dai pulpiti più impensati. Soprattutto le vittorie ai referendum e alle amministrative scorse, oltre alla straordinaria raccolta di firme contro il Porcellum, ne sono state la riprova. Eppure anche qui quelle vittorie, pur a tutta prima esaltanti, hanno mostrato presto la loro aleatorietà senza una seria sponda a sinistra. Si è visto una volta di più che società civile e movimenti, da soli, non vanno da nessuna parte. E non saper gestire le vittorie è peggio che perdere. Oltre ad essere indice di una crisi di "egemonia" in senso tecnico.
Una nuova sinistra è necessaria non solo a noi ma, come sempre, alla democrazia.
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