• Home
    • Redazionale
    • Users Blog
    •    
    • About
    • Contatti
  • Forum
      Galleria
  • Iscriviti
  • Login
  • FAQ

Passa al contenuto

Indice » Filosofia Politica
  • Modifica dimensione carattere
Oggi è 21 mag 2012, 15:01
Ti piacciono queste discussioni ?
Ci interessa anche la tua opinione, entra a far parte della nostra community !.
  • 15:19 Brembo: si aggiudica premio Iveco Parts amp amp Services
  • 15:16 Crisi: Diliberto da governo tedesco solo veti nessuna soluzione
  • 15:14 Tv ascolti: ieri record per Sky TG24
  • 15:12 Roma Mafia: a Palazzo Incontro mostra fotografica e Lezioni Civili
  • 15:10 Incidenti stradali: 13 morti nel weekend Ritirate 720 patenti
  • 15:09 Chiesa: don Ciotti e don Albanesi Monti salvi lo Stato sociale

Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

La destra, la sinistra e tutto il resto - le teorie della politica
Rispondi al messaggio
22 messaggi • Pagina 1 di 2 • 1, 2
Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 10:37

Libertiamo.it ospita un confronto tra due generazioni e mezza su temi antichi come l’Edipo Re: siamo migliori o peggiori dei nostri padri? L’immaginario politico degli anni Sessanta e Settanta ai giorni d’oggi è un riferimento epico, all’apparenza molto più alto di quello odierno, pregno di significati e di ispirazioni; ma siamo proprio sicuri che si stesse meglio quando si stava peggio? Qui a rispondere è Carlo Lottieri, che spiega come mai noi figli degli anni '80 non abbiamo proprio niente da invidiare alla peggio gioventù.

Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse


Anche la generazione che non sarebbe mai dovuta invecchiare, dato che si era identificata con la gioventù stessa, fa da tempo i conti con il passato e prende consapevolezza, nel corpo e nello spirito, che il tempo scorre.

Ma il guaio è che adesso, come spesso capita, mitizza il mondo da cui proviene, volendo a tutti i costi illudersi di aver vissuto una bell’età, che sarebbe in qualche modo negata a chi è venuto dopo. I post-sessantottini sono sinceramente persuasi: e qualche volta riescono a convincere chi quel tempo non l’ha vissuto.

È forse da qui – da questa riscrittura a ritroso operata da intere schiere di reduci – che proviene una costante reinvenzione di quel Ventennio fondamentalmente buio e dominato da logiche autoritarie che sono stati gli anni Sessanta e Settanta.
Un universo all’interno del quale non era neppure facile parlarsi, al punto che quando nel 1984 una casa editrice di destra, la Settecolori, pubblicò un volume di racconti autobiografici provenienti dal mondo comunista e da quello fascista, sembrò un mezzo miracolo.

In effetti, l’incapacità di riconoscere l’altro come persona, quali che fossero le sue idee, era stata l’elemento più caratteristico di una stagione segnata dal sogno (e dal timore) di rivoluzioni e colpi di Stato.
Naturalmente ogni epoca ha pregi e difetti, e quella fase che dagli scontri di Genova per affondare il governo Tambroni conduce fino al crollo del “compromesso storico” non fa eccezione. Non ha torto chi rimpiange il sorriso di Claudia Cardinale o talune giocate di Luis Suarez, ma ovviamente il problema è altrove; poiché in quegli anni l’Italia non soltanto pone le premesse per la dissoluzione di una società economicamente robusta, ma soprattutto manda in crisi ogni possibilità di convivenza.

Adesso c’è chi rimpiange l’impegno civile di quegli anni: la “partecipazione” celebrata da Giorgio Gaber in una nota canzone. Ma cosa s’intendeva, allora, per impegno? Bisogna infatti chiarire che il semplice “darsi da fare” per gli altri, in quella cultura, era apertamente condannato. Oggi è sicuramente stucchevole la celebrazione di certo umanitarismo mediatizzato, ma almeno c’è più consapevolezza che se qualcuno soffre è in primo luogo la coscienza di ognuno di noi a essere interpellata.

In quegli anni Sessanta e Settanta – che poi sono stati i primi vent’anni della mia vita – non era così. Nella logica intimamente totalitaria che dominava la scena, nulla doveva dipendere dalla contingente disponibilità a essere generosi, disinteressati, altruisti. La carità “benigna, paziente, rispettosa e tollerante” già esaltata da san Paolo agli albori della cristianità non era più la prima delle virtù umane.

Non una qualche passione per il prossimo dominava dunque la scena, ma semmai la cieca ossessione di un’età segnata dal trionfo della “religione civile”: dalla celebrazione della politica come dimensione salvifica. Se i giovani s’uccidevano in scontri tra bande, questo accadeva perché i nostalgici del Duce e gli innamorati di Mao e Che Guevara erano davvero – per usare fuori dal suo contesto una bella espressione di Norman Cohn – i nuovi “fanatici dell’Apocalisse”. E infatti nel corso del Novecento un mix tra lirismo e nichilismo ha compenetrato quasi tutte le famiglie culturali, né certo è un caso che vi siano autori (basti pensare a Nietzsche, o anche a Heidegger) che hanno conquistato l’intero spettro. Sono diventati icone a destra come a sinistra.

C’è un dato che è interessante ricordare, anche quale indizio di un quadro più generale.
Nel 1964 – dopo l’uccisione di John Kennedy – il confronto elettorale per la Casa Bianca vide opporsi la prospettiva schiettamente interventista del welfarista Lyndon Johnson e, sul fronte repubblicano, la proposta vigorosamente anti-statalista di Barry Goldwater. Quest’ultimo perderà, e male, ma saranno i suoi scritti (a partire da The Conscience of a Conservative) e soprattutto i suoi discorsi ad aprire prospettive nuove: poi percorse da Ronald Reagan e da quanti – ancora oggi – cercano di contrastare Washington e il “Big Government”.

Ebbene, quell’Italia neppure si accorse di Goldwater, che è quasi più noto oggi di quanto non fosse cinquant’anni fa. L’America profonda, innamorata delle libertà e timorosa del potere statale, era incomprensibile non solo per i giovani militanti incolonnati dietro alle loro bandiere nere e rosse. Era soprattutto l’Italia “ufficiale” – quella di La Pira, Luigi Longo, Moro, don Milani, Almirante, Basso e Fanfani, ma anche dei Montanelli o dei Biagi – che era del tutto incapace di sintonizzarsi con quei principi e di avvertirne l’urgenza.

Alla fine degli Settanta, a Londra, diventerà premier una donna cinquantenne, Margaret Thatcher. A quel punto, qualcosa inizia a cambiare.

http://www.libertiamo.it/2012/02/02/for ... pocalisse/
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 4 feb 2012, 10:40

sounasegasusughi ha scritto: L’immaginario politico degli anni Sessanta e Settanta ai giorni d’oggi è un riferimento epico


ma per chi ? mi sa che sei rimasto indietro...
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 10:46

ancora per tanti, che quando dici loro che sei nato negli anni 80 ti guardano e dicono7pensano vabe, sai una sega te che appartieni alla generazione del disimpegno
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 4 feb 2012, 10:49

sounasegasusughi ha scritto:ancora per tanti, che quando dici loro che sei nato negli anni 80 ti guardano e dicono7pensano vabe, sai una sega te che appartieni alla generazione del disimpegno


la verità che negli anni '60-'70 c'era una società totalmente diversa e le lotte che sono state fatte per conquistare dei sacrosanti diritti (sul lavoro e nella società) hanno qualcosa effettivamente di eccezionale, se guardati rispetto all'imperante individualismo dei decenni successivi.
Forse nella vulgata c'è ancora questo sapore di epopea, ma se vieni all'università, dove, sempre nalla vulgata, si suppone che gli accademici siano strenui propagandisti di sinistra, ti accorgi che il mito è abbondantemente stato superato... sopratutto dagli stessi che vi hanno preso parte.
Questo non significa che abbiano abbracciato il liberismo o il libertarismo.
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 10:57

ecco, con questo articolo si voleva dire che si, hanno qualcosa di eccezionale...solo che è eccezionalmente negativo. Viva i paninari.
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 4 feb 2012, 11:04

sounasegasusughi ha scritto:ecco, con questo articolo si voleva dire che si, hanno qualcosa di eccezionale...solo che è eccezionalmente negativo. Viva i paninari.


Be'...ti racconto una cosa: ho qualche amica e amico, nati negli anni '80 che lavorano con contratti precari. Una di questa ha dovuto operarsi ed è daovuta rimanere in ospedale qualche giorno, e già per questi si preoccupava
1) di dover stare assente dal lavoro (cosa penseranno ? mi licenzieranno?)
2) di perdere i soldi (perchè naturalmente non ha la malattia e non la pagano)
e al ritorno, voleva andare a lavorare anche se il medico le aveva dato 5 giorni di convalescenza, al che, ho dovuto convincerla che era meglio rispettare la prescrizione del medico e perdere i soldi, piuttosto che rischiare di avere altri guai di salute.
Ecco, allora, mi fa schifo che in questo paese, in nome di questa nuova filosofia "paninara", come la chiami tu, ci sia gente che debba anche preoccuparsi quando sta male di perdere il posto e i soldi, perchp non gli vengono garantite certe tutele minime come la malattia.
Passi che non gli pagano le ferie, passi (ma mica tanto) che non gli danno la tredicesima, per non parlare di tutto il resto, ma le tutele sociali minime !...

Ecco a me questa cosa fa schifo e rispetto a queste cose, le lotte degli anni '70 hanno stabilito dei principi di dignità che purtroppo il liberismo ha eroso alla follia.
E chi dice il contrario, scusa tanto, ma per me è un idiota, o non si rende conto di cosa dice.
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 11:26

mah, non so che contratto avesse la tua amica, io ho avuto un contratto a tempo determinato e non avevo imili problemi, anzi, è grazie a quel tipo di conteratto che oggi ho un posto fisso, che altrimenti a tutta probabilità non avrei. Per il resto, io credo che certe tutele non siano diritti (in quanto prevedono la coazione dei datori di lavoro e dei contribuenti via tasse e un diritto mi pare che mal si concili con la coazione), ma solo "privilegi" legati a doppio filo alle condizioni di benessere di una società. Quella liberale sarà una società meno tutelata (e io dissento, se essere tutelati significa essere scippati del 70%della ricchezza che produciamo per poi ritrovarsi spessso con un pugno di mosche in mano), sicuramente è una società più libera.
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda eric draven » 4 feb 2012, 11:50

Druuna ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto:ecco, con questo articolo si voleva dire che si, hanno qualcosa di eccezionale...solo che è eccezionalmente negativo. Viva i paninari.


Be'...ti racconto una cosa: ho qualche amica e amico, nati negli anni '80 che lavorano con contratti precari. Una di questa ha dovuto operarsi ed è daovuta rimanere in ospedale qualche giorno, e già per questi si preoccupava
1) di dover stare assente dal lavoro (cosa penseranno ? mi licenzieranno?)
2) di perdere i soldi (perchè naturalmente non ha la malattia e non la pagano)
e al ritorno, voleva andare a lavorare anche se il medico le aveva dato 5 giorni di convalescenza, al che, ho dovuto convincerla che era meglio rispettare la prescrizione del medico e perdere i soldi, piuttosto che rischiare di avere altri guai di salute.
Ecco, allora, mi fa schifo che in questo paese, in nome di questa nuova filosofia "paninara", come la chiami tu, ci sia gente che debba anche preoccuparsi quando sta male di perdere il posto e i soldi, perchp non gli vengono garantite certe tutele minime come la malattia.
Passi che non gli pagano le ferie, passi (ma mica tanto) che non gli danno la tredicesima, per non parlare di tutto il resto, ma le tutele sociali minime !...

Ecco a me questa cosa fa schifo e rispetto a queste cose, le lotte degli anni '70 hanno stabilito dei principi di dignità che purtroppo il liberismo ha eroso alla follia.
E chi dice il contrario, scusa tanto, ma per me è un idiota, o non si rende conto di cosa dice.


io non solo non ho nulla di quello di cui gode la tua amica,ma per colmo di paradosso mi addossano anche tutte le altre colpe del mondo.

Per dire,domani probabilmente non andrò a lavorare perchè la Cisa è chiusa.
Solo che la giornata non me la conteggiano come ferie non godute.
Avatar utente
eric draven
 
Messaggi: 11585
Immagini: 0
Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Florian » 4 feb 2012, 14:39

sounasegasusughi ha scritto:Viva i paninari.


Io li ho conosciuti i paninari, tu no. Frequentavo il liceo e per questa "bella gente" contavano solo gli abiti firmati e le "sfitinzie". Vigeva una squallida separazione di classe: se non potevi permetterti una certa vita eri considerato un miserabile. Fortuna che all'epoca io avevo un giro diverso.
Avatar utente
Florian
 
Messaggi: 12049
Iscritto il: 26 mag 2010, 18:13
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Florian » 4 feb 2012, 14:42

sounasegasusughi ha scritto:Quella liberale sarà una società meno tutelata (e io dissento, se essere tutelati significa essere scippati del 70%della ricchezza che produciamo per poi ritrovarsi spessso con un pugno di mosche in mano), sicuramente è una società più libera.


Una società che lascia liberamente il ricco di arricchirsi e il povero di impoverirsi. Fantastico.
Avatar utente
Florian
 
Messaggi: 12049
Iscritto il: 26 mag 2010, 18:13
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 15:25

Florian ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto:Viva i paninari.


Io li ho conosciuti i paninari, tu no. Frequentavo il liceo e per questa "bella gente" contavano solo gli abiti firmati e le "sfitinzie". Vigeva una squallida separazione di classe: se non potevi permetterti una certa vita eri considerato un miserabile. Fortuna che all'epoca io avevo un giro diverso.
io non li ho conosciuti, no, ma sono cresciuto in un'epoca imbevuta di quel brodo che a Milano si beveva. E ringrazio Dio ogni giorno per questo.
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Florian » 4 feb 2012, 15:48

sounasegasusughi ha scritto:
Florian ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto:Viva i paninari.


Io li ho conosciuti i paninari, tu no. Frequentavo il liceo e per questa "bella gente" contavano solo gli abiti firmati e le "sfitinzie". Vigeva una squallida separazione di classe: se non potevi permetterti una certa vita eri considerato un miserabile. Fortuna che all'epoca io avevo un giro diverso.
io non li ho conosciuti, no, ma sono cresciuto in un'epoca imbevuta di quel brodo che a Milano si beveva. E ringrazio Dio ogni giorno per questo.


Mi spieghi il perchè? Attento a non confondere quella rivisitazione odierna, a suo modo nostalgica (Drive In, Yuppies, e così via) con la realtà dell'epoca. I paninari che ho conosciuto io erano culturalmente inesistenti, spesso viziati figli di papà con gusti decisamente pacchiani. Il fatto che ricordarli oggi possa pefino fare una certa simpatia è perchè il presente è talmente negativo che ogni pezzetto di passato sembra conservare i suoi quarti di nobiltà. Ma ti assicuro che i paninari erano poca cosa.
Avatar utente
Florian
 
Messaggi: 12049
Iscritto il: 26 mag 2010, 18:13
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda sounasegasusughi » 4 feb 2012, 15:59

è proprio quel culturalmente inesistenti, la chiave di volta. Perchè trovo aberrante la cultura che li ha preceduti, e quella degli anni 80 mi pare solo una cultura diversa, non assenza di cultura. Solo che chi sposa culture violente è violento pure nel non riconoscere il diverso da sè.
Avatar utente
sounasegasusughi
 
Messaggi: 2389
Iscritto il: 23 mag 2010, 13:47
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 5 feb 2012, 21:42

sounasegasusughi ha scritto: io credo che certe tutele non siano diritti (in quanto prevedono la coazione dei datori di lavoro e dei contribuenti via tasse e un diritto mi pare che mal si concili con la coazione), ma solo "privilegi"


Poter non andare al lavoro quando si sta male, senza perdere i soldi è un privilegio ?

con sta coazione mi hai veramente sfrancicato le bolas
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 5 feb 2012, 21:45

Florian ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto:Viva i paninari.


Io li ho conosciuti i paninari, tu no. Frequentavo il liceo e per questa "bella gente" contavano solo gli abiti firmati e le "sfitinzie". Vigeva una squallida separazione di classe: se non potevi permetterti una certa vita eri considerato un miserabile. Fortuna che all'epoca io avevo un giro diverso.


anch'io ho fatto un liceo del genere... ma sinceramente non me ne fregava una cippa e non ero considerata miserabile.
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda eric draven » 5 feb 2012, 23:16

Druuna ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto: io credo che certe tutele non siano diritti (in quanto prevedono la coazione dei datori di lavoro e dei contribuenti via tasse e un diritto mi pare che mal si concili con la coazione), ma solo "privilegi"


Poter non andare al lavoro quando si sta male, senza perdere i soldi è un privilegio ?

con sta coazione mi hai veramente sfrancicato le bolas


sì,è un privilegio,perchè a me non succede. se sto male e sto a casa semplicemente non porto a casa nada.

anche tu sfrancici le bolas...come tutti. se vuoi essere sopportata,sopporta
Avatar utente
eric draven
 
Messaggi: 11585
Immagini: 0
Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 5 feb 2012, 23:25

eric draven ha scritto:
Druuna ha scritto:
sounasegasusughi ha scritto: io credo che certe tutele non siano diritti (in quanto prevedono la coazione dei datori di lavoro e dei contribuenti via tasse e un diritto mi pare che mal si concili con la coazione), ma solo "privilegi"


Poter non andare al lavoro quando si sta male, senza perdere i soldi è un privilegio ?

con sta coazione mi hai veramente sfrancicato le bolas


sì,è un privilegio,perchè a me non succede. se sto male e sto a casa semplicemente non porto a casa nada.

anche tu sfrancici le bolas...come tutti. se vuoi essere sopportata,sopporta


Infatti si chiama "impresa" !
e si suppone che tu guadagni di più, se sei così bravo e superiore.
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda eric draven » 5 feb 2012, 23:47

A volte capita a volte no.

Ma poi spiegare a te il concetto di remunerazione del rischio d'impresa è veramente fiato sprecato,quindi su che pontifichi?
Avatar utente
eric draven
 
Messaggi: 11585
Immagini: 0
Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda Druuna » 6 feb 2012, 11:32

eric draven ha scritto:A volte capita a volte no.

Ma poi spiegare a te il concetto di remunerazione del rischio d'impresa è veramente fiato sprecato,quindi su che pontifichi?


Discuto il tuo concetto di libertà "on demand".

Quando si tratta di scegliere il livello di rischio secondo cui impostare la propria vita, allora non sei più d'accordo per la libertà... perchè, infonfo infondo, lo sai benissimo che tutta quella logica calvinista è una grandissima boiata per gli allocchi.
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady
Avatar utente
Druuna
 
Messaggi: 13550
Immagini: 5
Iscritto il: 28 mag 2010, 16:55
Località: Pianeta Terra
Top
 

Re: Nessuna nostalgia per i fanatici dell'Apocalisse

Messaggioda eric draven » 6 feb 2012, 16:02

al solito hai capito fave per rospi.

Io ho solo sottolineato come il lavoratore dipendente gode di alcune protezioni che io,autonomo,non ho.

Il fatto che io se sto male non guadagno giustifica (in parte,ma il discorso sarebbe troppo complesso per te) il fatto che io in assoluto possa incassare di più.
Proprio perchè rischio di più e di mio.

Altre considerazioni sono solo buone per le tue fantasie
Avatar utente
eric draven
 
Messaggi: 11585
Immagini: 0
Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
Top
 
 
Prossimo

Rispondi al messaggio
22 messaggi • Pagina 1 di 2 • 1, 2

Torna a Filosofia Politica

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

Indice
 
  • Staff | Cancella cookie | Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]
Design by Fulvia based on frozen_phoenix theme.Powered by phpBB © 2000 ~ 2010 phpBB Group