Buono a sapersi
di Sounasegasusughi
Toh che scoperta, se ne va Berlusconi e il conflitto d’interessi è sempre lì a far bella mostra di sé: la nomina di Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, a ministro per lo sviluppo economico, ha risvegliato bruscamente quanti pensavano che bastasse far fuori il Cavaliere per avere d’improvviso uomini senza macchia al potere. Il conflitto di interessi che rileva non è quello di Berlusconi, né quello di Passera, bensì quello mastodontico fra politica ed economia considerate nel loro complesso, o se preferite fra politica e “società civile”; l’unica soluzione possibile è quella di ridurre l’influenza della prima sulle seconde, annacquando i poteri di uno Stato che ha allungato ovunque, negli anni, i propri diabolici tentacoli. Chi non si batte per lo smantellamento del welfare/warfare state e la contemporanea drastica riduzione della tassazione ad ogni livello insomma, potrà sbraitare quanto volete sul tema, ma non sa di cosa parla o vuole ingannarvi. Se così non è, chi nominiamo allora allo sviluppo economico? Fuori nomi e cognomi di questi superuomini privi di qualsivoglia interesse per cortesia, che perlomeno ci facciamo due risate assieme.
Toh che scoperta, se ne va Berlusconi ed i mercati se ne strafregano, con tanti saluti alla altezzosa sobrietà del neo-premier bocconiano, diventato improvvisamente l’idolo di post comunisti ormai privi di bussola: il nostro spread timidamente si raffredda, ma la borsa sembra incapace di reagire, e anche il sorridente Sarkozy comincia a sudare freddo, con lo spread francese quadruplicato in pochi giorni.
In Europa son davvero pochi a sorridere, salvo forse quella Germania che – fallita già tre volte nella sua storia recente – non ha comunque di che rallegrarsi se la prospettiva è quella di essere circondata presto da fumanti macerie. La credibilità, le gaffes, le beghe giudiziarie e le storielle personali di Berlusconi non hanno alcuna rilevanza, ce lo han fatto credere soltanto nel tentativo – l’ennesimo - di far fuori il premier senza passare da quelle urne che spesso hanno voltato la faccia ai soloni anti-cav: quel che conta sono le riforme, di cui questo paese ha bisogno da decenni, e che nessuno (Berlusconi compreso ovviamente) si è mai sognato di fare. Il leader del PdL nel ‘94 e nel 2001 aveva tenuta accesa la speranza, sconfiggendo una sinistra che avrebbe invece tentato di seguire la strada opposta, allontanando ancor più l’Italia dagli standard europei. Ora, dopo anni di promesse mancate, tocca agire ed in fretta, ma l’impressione è che questo governo possa al massimo rinviare il crollo: per uscire dalla crisi sarebbe infatti necessario, paradossalmente, viverla fino in fondo, abolendo le banche centrali e la moneta a corso forzoso per poi ripartire su basi solide ed oneste, come perorato - voce nel deserto - da Ron Paul, candidato statunitense alle primarie repubblicane: una vera e propria rivoluzione insomma (altro che Santoro!), difficile anche solo da immaginare. Ma tutte le altre soluzioni sono pannicelli caldi, buoni al massimo per consentirci di vivere per qualche anno ancora con un certo agio...mangiandoci il futuro di figli e nipoti, ça va sans dire.
La speranza, invero flebile, è che finalmente si ricominci a parlare di contenuti anziché di contenitori, ora che Berlusconi è tornato ad occupare una posizione di relativo rincalzo; il timore, è invece quello che Berlusconi continui ad ossessionare mezzo paese ancora a lungo: del resto, chi volete che abbia spinto per una Passera come ministro?
Sounasegasusughi


