Di Fulvia
La sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, nata radicale ma approdata al PDL dopo relativo travaglio interiore, ha inviato in extremis al ministero della Salute, prima che questo governo fosse giustamente eutanizzato, le nuove linee guida sulla applicazione della legge 40 che disciplina la fecondazione assistita. In queste linee guida vengono escluse dalla possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita i portatori di malattie genetiche. Nella fattispecie questo significa che non sarà possibile ricorrere a tecniche di diagnosi preimpianto per selezionare embrioni sani invece di quelli malati, lasciando la coppia fertile ma assai sfortunata alle prese con questo dilemma; rinunciare ad avere figli, correre il rischio di avere figli gravemente malati o ricorrere all’aborto terapeutico dopo una diagnosi prenatale.
Questa assurda legge che ha già comportato umani sfracelli oltre ogni logica e oltre ogni buonsenso, poteva essere cambiata decisamente in meglio in occasione del licenziamento delle linee guida, perché poneva limiti degni di un azzeccagarbugli che solo la giurisprudenza e il buonsenso hanno cercato negli anni di attenuare. La sterile difesa della Roccella è che quando la legge 40 fu approvata già di fatto rendeva inapplicabili le tecniche di diagnosi preimpianto, ma dimentica di dire che questo divieto non era affatto esplicito. La legge parla solo genericamente di divieto di selezione eugenetica, ma è stato attraverso l’impossibilità di congelamento degli embrioni che è stato resa inapplicabile la diagnostica preimpianto. Non è infatti possibile effettuare una diagnostica preimpianto senza ricorrere al congelamento degli embrioni.
La Corte Costituzionale ha invece stabilito illegittimo il divieto di congelare gli embrioni, e nel 2010, prima il tribunale di Salerno, seguito poi a ruota da quelli di Firenze e Bologna, ha autorizzato la diagnosi preimpianto in presenza di una gravissima malattia ereditaria. Ma anche in precedenza la Corte Costituzionale eliminava l'obbligo enunciato nella legge 40 di “un unico e contemporaneo impianto di embrioni, comunque non superiori a tre”.
Per ben 16 volte nei pochi anni di vita di questa legge assurda sono state emanate sentenze con giudici che in piena osservanza della Costituzione hanno obbligato i medici ad agire diversamente da quando indicato. Questo dimostra la grande fragilità di questa legge.
Questo colpo di mano della già fuori della porta sig,ra Roccella è un passo indietro enorme, per una guerra che nella sua posizione oscurantista vede nella difesa strenua dell’embrione l’unico dogma. Ma per capire quanto sia assurdo tutto questo dobbiamo sapere che cos’è la diagnostica preimpianto. In parole povere e poco tecniche, ma spero ben comprensibili a tutti, si tratta di una procedura che permette di identificare malattie genetiche o alterazioni cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo, ovvero al TERZO giorno da quando uno spermatozoo incontra un ovocita. Ad oggi possono essere diagnosticate oltre 120 tra malattie monogeniche, autosomiche dominanti, recessive o legate al cromosoma X.
Eccolo qua un embrione di tre giorni

E’ un ammasso di cellule programmate per diventare essere umano, quando esso sia impiantato in utero. Ma per me non è un essere umano, mi dispiace. E’ se vogliamo una promessa, e per giunta una promessa fragile, perché di questi embrioni ogni donna ne può eliminare moltissimi inconsapevolmente nel corso della sua vita fertile. Non siamo nemmeno sicuri che molti contraccettivi ad altissima diffusione come la pillola o lo IUD non agiscano almeno in parte impedendo a embrioni come questi di impiantarsi. La pillola del giorno dopo è un contraccettivo di emergenza che si somministra entro le 72 ore dal rapporto non protetto, mentre gli spermatozoi possono arrivare al luogo della fecondazione nello spazio di un’ora. Vuole dire che esiste la possibilità nemmeno tanto remota che assumendo la pillola del giorno dopo questi embrioni 3-days non si impiantino.
Possiamo definire questo mancato impianto alla stessa stregua dell’aborto? Io credo che la risposta a questa domanda debba essere necessariamente personale. Per me non lo è. Però qui stiamo facendo un discorso diametralmente opposto. Disponendo di tecniche preimpianto così sofisticate, possiamo esimerci dal selezionare embrioni sani per coppie malate ma fertili? E’ etico permettere a queste persone di affrontare un’eventuale interruzione di gravidanza magari al quarto mese in presenza di una anomalia genetica, tenendo conto che a questo sono legittimate da una legge? Abbiamo il diritto di dire, potendo identificare una anomalia genetica grave, che la scienza medica deve abiurare le sue scoperte, che dovrebbero essere al servizio dell’uomo, impedendo una libera scelta basata sull’etica personale? Attenzione, perché se la risposta a questa domanda è si, ne abbiamo il diritto, possiamo ragionevolmente dire che anche la diagnostica postimpianto dovrebbe abiurare a sé stessa, ancora di più in presenza di uno stadio di sviluppo embrionale e fetale molto più avanzato. Eppure facciamo amniocentesi, villocentesi, ecografie morfologiche a decine ogni giorno. E lasciamo il libero arbitrio alle coppie di decidere che fare quando uno di questi test indica una patologia ereditaria (e anche non ereditaria).
Un altro elemento che a mio parere rende ancora più assurdo tutto questo è che le stesse linee guida confermano la possibilità di ricorso alle tecniche di diagnosi prenatale nel caso il futuro padre risulti affetto da HIV o da epatite virale. La diagnostica preimpianto può essere utilizzata per selezionale l’embrione non infetto e quindi sano, per permettere alla donna di non contagiarsi con la fecondazione naturale o nel corso della gravidanza. Posto il fatto che questo è lodevolissimo, si tratta però di un ragionamento che utilizza due pesi e due misure, perché in questo modo nascere non affetti da HIV è un diritto mentre nascere senza emofilia non lo è.
Quindi vogliamo a tutti i costi permettere all’embrione 3 days di sopravvivere, anche quando in natura questa non è la certezza. Vogliamo essere sicuri che questo grumo di cellule anche se malate continui a fare quello per cui è programmato, cioè dividersi e differenziarsi, fino a quando forse qualcuno deciderà che quella nascita non è auspicabile, forse per grave rischio per la vita della madre. Ora con questa ingiusta modifica dell’ultimo minuto possiamo farlo.
Grazie sig.ra Rossella. Lei ha fatto con questo licenziamento delle linee guida l’ennesimo gesto di chiusura nei confronti della scienza medica, del rispetto delle convinzioni etiche dell’individuo, nascondendosi dietro al pendio scivoloso dell’eugenetica. Lei ha detto ad alcune coppie che sono sole nel percorso difficile e doloroso di una gravidanza basata sull’incertezza, quando potremmo evitare aborti “veri” e dolori enormi. Lei ha difeso l’embrione 3 days ma solo quello. Prima di prendere la porta. Vada pure signora, non la rimpiangerò di certo.
Fulvia



