Tre pezzi tre
Di Assurbanipal
Tre, numero perfetto basta che non si ripeta troppo spesso, tipo 3,3333333333 che per tre fa dieci.
Poi c'è il tre e 14 , p. per ammattire senza speranza.
Tre x 10 righe, un esercizio faticoso più di una dozzina di pagine trascinate per inerzia.
In dieci righe che ci si mette? Tutto e ne avanzano troppe .
Intorno alla quinta vacilla la mente, più che non vacilli di norma. Si diventa cattivi.
10 volte cattivi, una disgrazia , e non c'è tempo per pensarci ancora, bisogna capire ...ora.
Tre pezzi dici ? Tre perfettissimi pezzi che non scriverai mai perchè provarci è follia su una distanza così breve. Fattene bastare uno impiccato anche quello per allungarlo a dovere, fino a raggiungere il significato o a smarrirlo per sempre cedendo il passo al silenzio. Tre, come il padre il figlio e lo spirito che si smarrisce nel contare fino a tre e decisamente si nega . Senza spirito.
Uno, bisogna pur cominciare e dicono che si faccia appunto principiando da questo mistero, uno.
Non si potrebbe cominciare da tredici per avventura e senza avere immaginato l'uno.
Ricavarlo da tredici è difficile ma bisogna provarci. Tredici non unità. Quelle vengono dopo per vie traverse, di ritorno,ove erano andate a pascolare spaiate e senza senso presentandosi ai gatti come enigmi nell'erba, così per gioco.
Una vita per tredici morti, forse basterebbe? Mi risponderanno loro, gatti che giocano con l'uno e lo moltiplicano senza vertigini, senza teatro, senza stupore. Che c'è di strano?
Gatto consenti: l'uno è misterioso.
Non so, noi siamo plurali non c'è gatto senza gatto, meglio se gatta.. Incompleto.
Basta.
Basta coi numeri anche se son tiranni. Basta. Dieci righe, non di più, bisogna impaginare. Impara a scrivere a misura di foglio, chetati maledizione non rovesciare le lettere come fossero trascinate da un torrente senza freni.
Anche i torrenti trovano la quiete e la lentezza confluendo in acque tranquille, placide, ferme, stagni putridi, finalmente, quasi morte.
L'acqua non muore, imputridendo vive è una vecchia storia anche le trote lo sanno , i girini, e salamadre, tritoni, rane, rospi e pantegane. L'acqua non muore ricordalo.
Allora sul far dell'epilogo ci si dovrebbe piuttosto affogare invece che conservarsi oltre la misura.
Basta coi numeri a che contare? Anni gettati, sensi smarriti - il senso resta anche se no lo hai colto.
E si rigenera nell'acqua putrida quasi morta. Quasi. Me l'ha detto un castoro morente.
Assurbanipal


