Caruso, Calderoli & Cantalamessa
Chi protesta, chi contesta e chi conta
di Florian
Vi ricordate di Francesco Saverio Caruso, il no-global napoletano che con i suoi espropri proletari aveva messo in imbarazzo la sinistra di governo? Ecco, il signor Caruso è l'emblema di una cultura radicale, figlia dell’agiata borghesia occidentale, tanto marginale in politica quanto influente sul piano delle idee. E' infatti come minimo dal Sessantotto che il signor Caruso, definitosi “sovversivo a tempo pieno”, riesce ad imperare in filosofia come in sociologia, in antropologia come in psicologia, finendo col dire la propria persino in economia e in religione, ambiti in cui pure non è particolarmente ferrato. Nel complesso non c'è materia in cui questo signore non abbia messo becco e che non sia riuscito ad indirizzare almeno in parte nella direzione a lui più gradita.
Dinanzi a tale protervia è naturale che qualcuno pure reagisca. Ed ecco venire avanti il prode Roberto Calderoli, che per la sua presenza fino a ieri nel governo Berlusconi è figura maggiormente discussa. Anti-Caruso per eccellenza, d’estrazione più piccolo che borghese, quest’altro curioso campione del dibattito contemporaneo è il sempiterno portavoce di chi, allergico alla messa in discussione delle tradizioni, “quando sente parlare di cultura, mette mano alla pistola”. Sebbene questa contrapposizione viscerale sia al fondo più sottintesa che reale, in quanto nel regno fatato del signor Calderoli le idee di Caruso hanno notoriamente poca presa, essendo tutte le "Padanie" nient'altro che province nordiste, mentre il radicalismo, per sua natura metropolitano, ha acquisito col tempo una caratterizzazione sudista, terzomondista, filoaraba.
Tuttavia, in mancanza di meglio, è il populismo panciuto e beota del signor Calderoli a far da contrappasso alla colta perfidia radicale di Caruso & Co. E' la cosiddetta destra nazionalista ad attrarre buona parte di quel ceto minuto e benpensante che un tempo votava per le élites conservatrici prima che queste diventassero semplicemente “moderate”.
In fondo cos'è il moderatismo se non il pragmatico slittamento a sinistra nel confronto delle idee da parte di un ceto medio ridottosi a perseguire individualmente il proprio tornaconto? Il superaffollato centro, crocevia di tutti gli affari, non ha altro pensiero che la difesa del ricco portafogli, del resto gli importa poco. Come ama dire, laissez-faire, laissez-passer. All’interno della grande palude non si comprano libri, non si frequentano dibattiti, ragion per cui non si prende posizione alle vivaci dispute culturali che costantemente oppongono il signor Caruso e il signor Calderoli. Si supporta svogliatamente l'uno o l'altro a seconda solo di chi fa più chiasso e rovina così la quiete.
Questo signore, che per fin troppo ovvie ragioni oseremmo chiamare Cantalamessa, è l’emblema delle oscillazioni politiche di chi spesso si nasconde dietro l’abito talare non avendo convinzioni e ancor meno tradizioni da rispettare. Per lui vale unicamente il parere della pubblica opinione e come una leggera banderuola oscilla ad ogni refolo di vento, convincendosi così d'esser al passo dei tempi, sempre oltre, da onesto progressista quale ama presentarsi.
La vecchia generazione preferiva spezzarsi piuttosto che piegarsi - dura, arcigna, avvinghiata ad usanze e convinzioni finite con essa nella tomba della Storia. Il presente e il futuro è dei signori Caruso e Calderoli ai quali tutti i Cantalamessa del mondo saranno grati di lasciare libertà di parola per poter contare silenziosamente i propri quattrini. L'unica cosa che li abbia mai per davvero interessati.
Florian
