Liberalizzazioni all'amatriciana
di Sounasegasusughi
Colpa delle liberalizzazioni. La CGIA di Mestre sembra finalmente avere trovato il colpevole: se gli italiani sono ogni giorno sempre più vessati, la colpa è del libero mercato, che negli ultimi anni avrebbe letteralmente fatto impennare i prezzi di alcuni dei beni e servizi più comunemente richiesti ed utilizzati da noi tutti nel nostro vivere quotidiano. Ma se ci fermiamo un attimo ad analizzare i settori toccati dallo studio della CGIA, i conti sembrano non tornare: dalle ferrovie alle poste passando per le banche e le assicurazioni, pare davvero difficile poter parlare di libero mercato. Non basta la sigla SpA a cancellare il fatto che si tratti sempre e comunque di società controllate dallo Stato o che dallo Stato sono pesantemente vincolate e regolamentate: basti pensare alla RCauto, talmente libera da essere obbligatoria per legge! A contare non dovrebbero essere soltanto le sigle o gli azionisti, ma il vero ed effettivo grado di apertura dei mercati oggetto di analisi, che era e resta – a voler essere benevoli - estremamente ridotto. Quanto all’impennata dei prezzi, è necessario poi chiarire un ulteriore equivoco: che la concorrenza sul libero mercato (quello vero) porti in generale ad una riduzione dei prezzi è vero, ma trattasi appunto di una tendenza generale, non di una certezza. Nei settori in cui lo Stato mantiene i prezzi artificiosamente bassi, è plausibile infatti che un’apertura del mercato faccia registrare al contrario un aumento degli stessi, il che – lungi dall’essere un male per i consumatori – costituirebbe la sana espressione di quello che resta l’unico sistema veramente capace di allocare in modo efficiente ed equo le risorse scarse che abbiamo a disposizione. Prezzi ballerini e società libera sono un binomio inscindibile, a meno che l’obiettivo non siano le code per il pane come in URSS. Condivisibile invece l’appello che la stessa CGIA rivolge al Governo Monti: attenzione a porre in atto nuove ed ulteriori liberalizzazioni. Se fatte ancora una volta all’italiana, sarebbe l’ennesima – e forse ultima – occasione sprecata.
Sounasegasusughi
