Non sono un malato di mente
Di Eric Draven
Anders Behring Breivik, l'autore della strage di Oslo del 22 luglio scorso, contesta le conclusioni del rapporto degli psichiatri che lo hanno definito "schizofrenico paranoico" e, pertanto, non penalmente responsabile del massacro di 77 persone. Con un colpo di scena, Breivik - per bocca di uno dei suoi avvocati - nega di essere "malato di mente". Il legale ha esaminato per ore buona parte del rapporto con il suo assistito che ha ravvisato "errori, fraintendimenti e frasi fuori contesto".
Non credo sia necessario fare una ricostruzione dettagliata del personaggio Anders Breivik: è negli occhi e nelle menti di tutti noi il ricordo del massacro di Utoya.
A pochi mesi da allora,ci troviamo in una situazione paradossale: Breivik è pazzo e quindi merita di essere ricoverato a vita in un manicomio giudiziale oppure è un criminale lucido e quindi (secondo la legge norvegese) tra poco più di 20 anni può tornare libero?
La questione non è solo squisitamente di diritto o di psichiatria forense, ma anche di scelte politiche. Vogliamo credere che Breivik sia un orco solitario cresciuto e sviluppatosi nell'indifferenza generale, ma che resta sostanzialmente un corpo estraneo alla tollerantissima società norvegese oppure vogliamo considerarlo come la punta di un Iceberg che invece è ben presente nel paese dei fiordi?
La scelta degli psichiatri fa propendere per la prima opzione: cerchiamo di capire quali siano le conseguenze di una scelta simile.
Considerare Breivik un folle solitario è molto autoassolutorio, per la Norvegia.
Significherebbe che il sistema tutto sommato funzione e che una sola pecora nera non inficia il progetto. Ma significherebbe anche che il sistema di polizia non funziona.
Perchè un singolo è stato in grado di progettare e realizzare un massacro senza che nessuno se ne accorgesse.
Quindi se ne deduce che i norvegesi sono quantomeno dei superficiali.
E che in ogni caso hanno bisogno di più prevenzione.
Perchè non condividere questa impostazione? perchè vorrebbe dire che non si è compreso nulla di quanto accaduto a luglio.
Breivik sia nei suoi scritti che nelle sue azioni denuncia una lucida determinazione e una notevole capacità organizzativa.
Progettare e realizzare un'azione diversiva come la bomba ad Oslo,atta a distrarre la polizia norvegese e farla convergere in città, sguarnendo il vero obbiettivo di Breivik è di solito sinonimo di grande lucidità mentale.
Mi piacerebbe capire come ciò sia compatibile con una diagnosia di delirio schizofrenico paranoico.
Forse la quantità di odio che emerge dalle sue idee e da ciò che scriveva?
Se così fosse, dovremmo temere di moltissima gente che va in giro per i fora su internet e scrive cose anche più deliranti di quelle di Breivik.
Probabilmente l'obiezione principale che viene fatta da chi sostiene la pazzia di Breivik è il fatto che la legge norvegese prevede una pena onestamente ridicola per quello che ha fatto il massacratore di Utoya.
Quindi meglio tenerlo in ospedale psichiatrico a vita.
Ma un ospedale psichiatrico non può fornire le garanzie detentive di un carcere; Breivik potrebbe fuggirne, ha dimostrato un ottimo livello di addestramento militare e una determinazione feroce; inoltre la polizia norvegese non è armata.
Che certezze potremmo avere sul fatto che costui non se ne andrebbe quando vuole?
La seconda obiezione che potrebbe essere mossa è che Breivik vuole andare in galera e non essere dichiarato pazzo per poter sfruttare mediaticamente la sua detenzione.
In pratica, vorrebbe passare da prigioniero politico, costretto in ceppi da coloro che vogliono indottrinare all'immigrazionismo forzato e all'annullamento dell'identità europea....insomma quelle cose che andava predicando su internet e non solo prima di luglio. Beh...onestamente la trovo una scusa infantile.
Se non una paura di non sapere come smontare le sue tesi. Il che, se mi permettete, mi fa ancora più impressione di Utoya.
Quest'uomo ha massacrato scientemente 77 giovani norvegesi, colpevoli solo di non pensarla come lui.
Se non siamo in grado di far passare questo messaggio, allora Breivik ha vinto.
E non vale nemmeno la pena di processarlo; perchè quelli da processare saremmo noi occidentali ed il nostro pensiero e sistema di valori, così deboli e difficili da difendere che può bastare un lupo solitario per sbranarli.
Anders Breivik va processato e la Norvegia ha il dovere di adeguare le sue leggi, penali e civili, ai rischi che il suo caso ha evidenziato.
Soprattutto, da Breivik si deve partire per mettere a nudo tutto il mondo che l'ha partorito, nutrito, educato e sostenuto sulla strada di Utoya.
Perchè perdonatemi per la supponenza, ma cercare di farmi credere che Breivik abbia fatto tutto da solo (e non mi riferisco alle azioni di luglio, quanto alla loro preparazione non solo militare) è un'offesa alla mia intelligenza che non tollero.
Eric Draven


