• Home
    • Redazionale
    • Users Blog
    •    
    • About
    • Contatti
  • Forum
      Galleria
  • Iscriviti
  • Login
  • FAQ

Passa al contenuto

Indice » L'Argonauta
  • Modifica dimensione carattere
Oggi è 22 mag 2012, 17:39
Ti piacciono queste discussioni ?
Ci interessa anche la tua opinione, entra a far parte della nostra community !.

    L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    La rivista on-line del forum
    Pubblica periodicamente articoli originali dei forumisti su cui dibattere e confrontarsi
    Rispondi al messaggio
    9 messaggi • Pagina 1 di 1
    L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda fulvia » 5 dic 2011, 14:38

    Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio
    di Fulvia

    La morte di un uomo per suicidio lascia sempre in chi resta la sensazione dell’evitabilità e dello spreco, oltre che dell’angoscia, e molto meno, forse perché condizionati dal pensiero di non essere i depositari della nostra vita, una sensazione di rispetto, pietà e perfino compassione. La morte di Lucio Magri per suicidio assistito ha portato in questi giorni molte persone a dibattere e confrontarsi sia sul suicidio per sé che sul suicidio assistito. Indubbiamente se il tema suicidio affrontato in senso storico è affascinante, diventa meno affascinate e più doloroso quando conosciamo il suicida. Chiunque abbia vissuto il suicidio di una persona conosciuta sa che la domanda che ci si pone in maniera ossessiva è quella se si sia stati capaci o meno di capire il disagio dell’anima di chi ha scelto di “levar la mano su di sé [cit]”. Attribuiamo la causa del suicidio alla perdita di lucidità e della padronanza di sé, come dimostra il suo stesso gesto. Ancora, esperienza comune è quella di riconoscersi come “l’ultimo uomo”, ovvero di immaginarsi nella circostanza di intervenire all’ultimo minuto per fermare il suicida. Chi di noi non taglierebbe la corda o trascinerebbe fuori dall’acqua un aspirante suicida, e quanta gente ha sacrificato addirittura la propria vita per salvare da morte autoinflitta un perfetto estraneo? Che cosa ci spinge a volere la salvezza fisica dell’uomo, se non la perfetta immedesimazione in noi, istintuale o meno, che ci porta a immaginare lo stesso desiderio di vivere nostro nell’altro, il nostro volere essere salvati nell’altro, la nostra alienazione alla morte nell’altro?
    Magri muore in modo non diverso da Socrate, colla moderna cicuta che ora ha il nome chimico di un medicinale. Muore in modo diverso solo nei fatti , come muoiono migliaia di persone che si lanciano nel vuoto, magari abbracciando i propri bambini nella folle pretesa di portarli con sé o allontanarli dal dolore del mondo, o che seduti ordinatamente su una strada in posizione di preghiera si lasciano ardere vivi per un motivo ideologico. Muore in modo diverso solo perché è diversa non la morte ma l’ultimo pezzo della vita. Magri prende un treno e paga una clinica, Primo Levi si lancia dalla bella tromba delle scale col mancorrente in ferro battuto e legno della sua casa torinese pur essendo sopravvissuto al i lager, Monicelli non aspetta magari quel pochissimo tempo che era logico aspettarsi dai i suoi novantacinque anni e si butta dalla finestra dell’ospedale dove era ricoverato. I commenti che ho sentito sul suicidio di Magri vertono su due principali punti: perché non si sia ad esempio buttato dalla finestra ma abbia scelto un modo quasi elitario di uccidersi, quello del suicidio assistito, con relativa analisi della vigliaccheria di Magri, e quello della curabilità della depressione. Magri era depresso, dicono. Curabile, si dice. Eppure io non riesco a trovare una via di uscita dalla riflessione che se da un lato la depressione è causa di suicidio, la natura stessa della depressione si riconosce attraverso il pensiero suicidario o l’azione o il tentativo suicidario. Abbiamo sviluppato nel tempo la convinzione che la cura della depressione sia arrivata alla guarigione della malattia in tutti i casi. Non è così. Una depressione radicata e inveterata può non giovarsi di un trattamento farmacologico o psicanalitico. Dalla depressione si può anche guarire, ma come sempre non è detto.

    Invece, ho trovato interessanti le parole di Marco Travaglio sul suicidio assistito paragonato all’omicidio del consenziente. Anche se mi trovo in disaccordo perché mi sembra tratti della questione in modo molto forzato e confusionario, Marco Travaglio analizza per punti una serie di circostanze, prime tra tutti l’aiuto al suicidio. Travaglio sostiene che accettando per legittima la disponibilità della propria vita l’essere assistiti nel suicidio in realtà contraddice il presupposto delegando la propria vita ad un altro. Credo che Travaglio non abbia le idee veramente chiare su che significhi suicidio assistito. Significa sic et simpliciter fornire i mezzi e la conoscenza. Come dire, insegnare a fare un cappio a chi si vuole impiccare, in modo che questo cappio non si sleghi. Non significa iniettare(azione attiva) un veleno. Io non mi sento di chiamare quello di Magri omicidio del consenziente, perché Magri aveva ogni attitudine fisica per il tipo di suicidio che ha messo in atto e per me Magri si è ucciso da solo, pur se un altro essere umano gliene ha fornito gli strumenti fossero questi il know-how della scienza o un poco di penthotal.
    Invece mi domando se la pietas estrema possa essere motivo valido per aiutare una persona che non ha la capacità fisica di arrivare al suicidio, fatti salvi tutti i tentativi di convincimento, ovvero se esista una liceità nel suicidio assistito. E’ un aspetto che mi lacera enormemente, e credo che in questo caso solo una persona cara possa , volendo e avendone la forza, aiutare qualcuno a togliersi la vita e assumersi stante le leggi vigenti il carico penale che da questo consegue. Pensandoci, la cronaca ci offre periodicamente storie simili in cui si intrecciano l’omicidio del consenziente e il suicidio. In questi casi mi sento di dire che il suicidio possa in qualche modo essere il prezzo del sangue dell’omicidio del consenziente, o che almeno questo è un sentire comune che mi pare di cogliere.
    Sempre sul Fatto si accenna a quel pendio scivoloso che sempre compare in tutti i dibattiti etici: se si fanno delle eccezioni potremmo trovarci a rendere etici, e quindi leciti, comportamenti che non lo sono per calo dell’attenzione, per progressivo allargamento dei limiti. Si certo che è vero, il rischio esiste. Però a mio avviso ogni pretesa di inquadrare in materia di etica medica qualsiasi comportamento con una legge rigida e dogmatica è destinato al fallimento. Intanto, nessuno può essere fatto vivere per legge, e dubito esista un aspirante suicida che si sia fermato temendo di finire processato. Invece si sono fermati o hanno assunto comportamenti assolutamente privi di requisiti scientifici e perfino umani tanti medici costretti a una medicina di difesa, che si trovano a navigare a vista nel mare magno del fine vita col timore di essere condannati per non avere messo un sondino nasogastrico a un 93enne in coma irreversibile. Da un pendio scivoloso all’altro, solo che il secondo pendio scivoloso viene vissuto come valenza positiva perché tutela la vita cronologica (ma non quella biologica e men che meno di relazione).
    Concordo invece sull’analisi che fa Travaglio sulla mancata relazione tra grado di libertà di un paese e felicità. Solo che lo scopo ultimo della vita privata può essere indubbiamente la ricerca della felicità, laddove invece uno stato quale che sia ha il dovere, nella mia opinione s’intende, di perseguire il raggiungimento del massimo grado di libertà possibile. Anche quando questa libertà non piace. Io credo che chiunque di noi se vedesse una persona apprestarsi al suicidio farebbe qualcosa per fermalo. Quello che mi chiedo è cosa fare per chi non vuole essere fermato. Mi chiedo se si può imporre la vita fino alla morte, o se molto semplicemente, non si debba chinare il capo nel silenzio e nel rispetto di chi ha fatto una scelta forse ponderata, pagandola solo e comunque con la propria vita, anche e soprattutto quando la nostra scelta sarebbe stata diversa dalla sua.


    Fulvia
    Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

    Guardiano di porta e mastro di chiavi

    Sbaglio sempre e non imparo
    Avatar utente
    fulvia
     
    Messaggi: 10930
    Immagini: 13
    Iscritto il: 8 mag 2010, 20:03
    Località: webmonster
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda eric draven » 5 dic 2011, 16:24

    Troppo complicato rispondere x me che non sono bravo con le parole
    Avatar utente
    eric draven
     
    Messaggi: 11601
    Immagini: 0
    Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda assurbanipal » 5 dic 2011, 22:28

    Quello che mi chiedo è cosa fare per chi non vuole essere fermato. Mi chiedo se si può imporre la vita fino alla morte, o se molto semplicemente, non si debba chinare il capo nel silenzio e nel rispetto di chi ha fatto una scelta forse ponderata, pagandola solo e comunque con la propria vita, anche e soprattutto quando la nostra scelta sarebbe stata diversa dalla sua.

    E naturalmente la risposta non è semplice nè automatica infatti rimanda ad altre domande.

    o se molto semplicemente, non si debba chinare il capo nel silenzio e nel rispetto

    In certi casi penso che questa condotta mi convicerebbe.
    assurbanipal
     
    Messaggi: 9893
    Iscritto il: 23 mag 2010, 0:13
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda eric draven » 5 dic 2011, 22:46

    Vorresti fermarlo sempre e cmq? :-?
    Avatar utente
    eric draven
     
    Messaggi: 11601
    Immagini: 0
    Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda Florian » 6 dic 2011, 14:08

    L'articolo è molto interessante, Fu', e l'hai scritto bene e con molta sensibilità. Tuttavia, come già sai, il mio pensiero al riguardo è piuttosto incline a quello di Travaglio. Per me il suicidio può essere compreso, non necessariamente giustificato, come impulso estremo ed immediato. Ma è cosa ben diversa quando invece viene pianificato dall'individuo e peggio ancora legittimato dalla non-ingerenza dello Stato. Per me la vita e la morte rappresentano il Mistero e in questa cornice non credo che l'uomo abbia il diritto di dover legiferare su esso.
    Avatar utente
    Florian
     
    Messaggi: 12081
    Iscritto il: 26 mag 2010, 18:13
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda eric draven » 6 dic 2011, 16:47

    Non credo si debba porre la questione in termini di diritto a legiferare.

    Anche perchè nessuna legge talvolta è meglio di una pessima legge.

    Siccome la questione riguarda la libertà individuale,ciò che ci si aspetta dallo stato è il rispetto dell'esercizio della medesima. nel caso di specie,si chiede che lo stato non imponga di vivere oltre la volontà di ognuno.

    Tu mi dirai che infatti il suicidio non è previsto come reato,ma lo è l'istigazione ad esso.

    Il fatto che siano sanzionati penalmente sia l'istigazione al suicidio che l'omicidio del consenziente certifica che nessuna legge sul fine vita potrebbe mai essere redatta in senso liberale,su questo si dibatte.

    Ma nel caso di Magri,si tratta poi di dover sindacare sulle scelte etiche di un individuo ed è un terreno terribilmente impervio,questo..... :-?
    Avatar utente
    eric draven
     
    Messaggi: 11601
    Immagini: 0
    Iscritto il: 13 mag 2010, 0:17
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda turbociclo » 10 dic 2011, 0:18

    Per poter esprimere un giudizio fondato su questa enorme questione occorrerebbe sapere con precisione CHE COS'E' realmente la morte. Nientemeno.
    Avatar utente
    turbociclo
     
    Messaggi: 1327
    Iscritto il: 31 mag 2010, 20:52
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda assurbanipal » 13 dic 2011, 16:25

    Esercitare l'ascolto.
    Intorno ai culmini della disperazione: il suicidio mancato del giovane Emil Cioran

    http://www.ilcounseling.it/articoli/ese ... scolto.htm
    assurbanipal
     
    Messaggi: 9893
    Iscritto il: 23 mag 2010, 0:13
    Top
     

    Re: L'Argonauta n 16 - Riflessioni sulle parole di Travaglio in tema di suicidio - Fulvia

    Messaggioda assurbanipal » 15 dic 2011, 16:07

    eric draven ha scritto:Vorresti fermarlo sempre e cmq? :-?

    No.
    assurbanipal
     
    Messaggi: 9893
    Iscritto il: 23 mag 2010, 0:13
    Top
     
     

    Rispondi al messaggio
    9 messaggi • Pagina 1 di 1

    Torna a L'Argonauta

    Chi c’è in linea

    Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

    Indice
     
    • Staff | Cancella cookie | Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]
    Design by Fulvia based on frozen_phoenix theme.Powered by phpBB © 2000 ~ 2010 phpBB Group