MisterB

Nonostante le pesanti “sordine” imposte all’intero apparato mediatico di massa,
nessuno escluso, qualche cenno di cronaca sulle indagini a proposito del verminaio già emerso da ENAV e Finmeccanica riusciamo ad ascoltarla; e si tratta, più che altro, della stanca riproposizione del solito “lombrosario” di papponi di stato piazzati sulle loro poltrone dal solito “padrino” politico allo scopo di fare esattamente ciò che hanno scoperto gli investigatori di Roma e Napoli.
Quello che risulta non-accettabilmente strumentale o beatamente ingenuo, però, è l’aggettivo “nuova” che tutti (lettori di gobbi, terzisti, opinionisti e scribacchini vari, etc.) appiccicano al termine “Tangentopoli”.
Chiunque sia anche solo superficialmente informato sulla vera storia di Mani Pulite e del conseguente emergere a livello nazionale della corruttela sistemica, ben definita da Gerardo Colombo “dazione ambientale”, poi battezzata semplicisticamente “Tangentopoli” può tranquillamente apprezzare che oggi di nuovo non c’è proprio niente.
Non sono nuovi gli ambienti dove prosperano ed ingrassano a spese dei contribuenti (onesti) gli stessi figuri con lo stesso DNA di quelli di fine secolo scorso; non sono nuovi i metodi mafiosi di nomina degli stessi; non sono nuovi i “pupari” politici che manovrano i fili ed intascano il malloppo; non sono nuovi i canali di transito delle corruttele e, infine, non è nuova la spudoratezza con la quale i “mariuoli” cercano di scansare le evidenze come dei Craxi qualsiasi.
Mariuoli bipartisan e trasversali a quella che è stata la Casa delle Libertà; ed oggi si capisce meglio qual erano le libertà di riferimento.
Quasi nessun gruppo reduce di quello schieramento s’è chiamato fuori dalla mangiatoia; e troviamo a braccetto quelli che all’epoca erano semplici im-prenditori con quelli che tiravano le monetine ai politici con i cui ex portaborse ora spartiscono le tangenti.
Vecchi marpioni pregiudicati come Brancher (non a caso nominato ministro dal suo ex datore di lavoro e capobanda) fanno pappa e ciccia con ex aennini duri e puri; giovani vecchi come Casini e l’allora reo confesso Cesa gonfiano tesorerie di partito e saccocce private a quattro mani con ex duri e puri della Lega; che viene da chiedersi in cosa sono mai stati duri e puri.
Tutta gentaglia inqualificabile che, oltre a fare da palo al Gran puttaniere per almeno tre lustri nel suo programma di distruzione della Giustizia italiana, di tutto ha fatto in quest’arco temporale per cancellare nel Paese la memoria di ciò che è stata la stagione di Mani Pulite e, dunque, anche il ricordo dei loro nomi legati vuoi alle corruttele vuoi alle feroci campagne a sostegno, allora, dei magistrati inquirenti.
Tutta gentaglia che, ove non avesse già sentenze passate in giudicato, s’è sempre sperticata in difese ad oltranza di corruttori e fin'anche mafiosi: oggi in attesa di sentenze di cassazione o già direttamente in galera e ieri fondatori o segretari di questo o quel partito.
Tutto questo, nonostante i sempre più flebili allarmi che, di anno in anno, andava lanciando quella “parte di Magistratura” in trincea per i livelli di corruzione che andavano aumentando: quella “parte politicizzata” di Magistratura quotidianamente bombardata a palle incatenate dalle corazzate mediatiche del Conducador Nano.
Nessuno può dire, oggi, di non averli ascoltati; di non aver saputo.
Dunque, niente è cambiato poiché, soprattutto, niente s’è interrotto: ed il definire “nuova” una stagione che, di fatto, non è mai terminata e che vede tirare le fila del gioco la stessa accozzaglia di farabutti impuniti e di parenti stretti dei soliti noti non è solo tragicamente gattopardesco, in questi tempi sanguinosi di crisi globale, è un’ulteriore corsa in avanti di questa classe politica indecente nel provocare quella che il maestro Monicelli, poco prima di compiere il suo atto estremo, ha invocato come passaggio necessario al nostro Paese per poter aspirare ad essere, finalmente, un paese normale.
Una rivoluzione.
MisterB

