Il doppio registro della contemporaneità
di Florian
Se è vero che il presente in sé non esiste se non come memoria del passato ed anticipazione del futuro, ciò significa che viviamo contemporaneamente in due mondi, quello in cui si mettono a frutto pensieri precedenti e quello nel quale se ne anticipano di nuovi. Questo scollamento tra le due realtà è rappresentato sul piano sociale da chi vive il presente sulla base di ciò che ha ereditato e chi sperimenta ai margini il mondo che verrà. Da un lato gli uomini di potere, dall’altro gli intellettuali, queste forze agiscono simultaneamente fornendo della contemporaneità un duplice aspetto a seconda che si guardi all’operato degli uni e degli altri.
Riguardo i mutamenti politico-sociali sarebbe dunque miope collegare una fase a quella che l'ha immediatamente preceduta. Se indaghiamo più a fondo in merito alla natura del cambiamento ci accorgiamo che questo ha un rapporto più diretto e autentico con un’epoca anteriore a quella immediatamente trascorsa e che nella circostanza aveva agito meramente sul piano delle idee. Non solo, in base a quanto accaduto negli ultimi decenni possiamo anche abbozzare l'entità del tempo che separa gli anticipatori del mondo nuovo dai guardiani del tempo presente: circa vent'anni. Vediamo alcuni esempi.
L'esistenzialismo e il nichilismo del secondo dopoguerra con la loro critica occidentale all'etica borghese preparano di fatto il Sessantotto. Quest’ultimo, con la messa in discussione degli hippies dell'autorità vigente in ambito sessuale, familiare, religioso, anticipa il libertarismo realizzatosi negli anni novanta in chiave borghese-bohemien. Seattle, patria del movimento no-global, è invece il punto di partenza per quella risposta "indignata" e "antipolitica" che vediamo riempire in questi giorni le piazze.
Si dia poi il caso di Barack Obama. La sua ascesa alla Presidenza degli Stati Uniti quattro anni fa è stata messa in relazione alla controversa epoca politica dominata da George W. Bush. In realtà Obama ha rappresentato il frutto maturo della candidatura di bandiera del reverendo afroamericano Jesse Jackson avvenuta nel più lontano 1988 contro George Bush padre. Ciò che era "impossibile" allora è stato possibile oggi perché le avanguardie che avevano sostenuto Jackson pur sconfitte nel breve tempo grazie al loro radicarsi in società hanno finito per cambiarla a loro somiglianza e divenendo esse stesse parte dell’establishment hanno infine reso “possibile” l’elezione di Obama.
Un altro fenomeno politico americano di cui si è dibattuto a lungo negli scorsi anni ha riguardato i cosiddetti “neocon”, ovvero quel gruppo di influenti intellettuali passati in vent'anni dalla sinistra “liberal” alla destra “conservative”. In realtà i vari Kristol, Podhoretz, Novak, non hanno compiuto grandi “abiure”, essendo stata la loro realtà, la loro "sinistra", ad affermarsi nel tempo e a posizionarsi a destra solo perché scalzata nel frattempo da una “nuova sinistra” più radicale. In questo caso la retorica politica del neocon Reagan sul muro di Berlino destinato di lì a poco a cadere aveva dietro di sé quell'Ich Bin Berliner pronunciato nei primi anni sessanta da un indimenticato leader liberal quale John F. Kennedy. Questi due Presidenti, considerati (a torto) tanto diversi, ebbero in realtà un ruolo molto simile non solo circa la guerra fredda e l'espansione dell'americanismo a livello mondiale, ma anche riguardo la gestione dell’economia, non avendo Reagan mai sconfessato in definitiva il welfare state, spauracchio dei suoi ideologi libertarian. Malgrado questi, appunto, il cold war liberalism degli anni Sessanta è potuto riverberarsi nel neoconservatism degli anni ottanta mutando poco o nulla del suo abito mentale.
A dispetto del reaganismo, il thatcherismo nasce invece dal goldwaterismo. E’ la Lady di ferro a realizzare infatti, più compiutamente del suo omologo americano, il portato intellettuale di un economista liberista misconosciuto negli anni Cinquanta quale Friedrich von Hayek. Considerato eretico durante l’apogeo del New Deal, Hayek rappresentò il principale riferimento culturale per il governo conservatore inglese della Thatcher, la cui eredità, per un curioso gioco di scambi tra i due lati dell’Atlantico, è oggi presente nei circoli dei Tea Parties che hanno dato vita ad un post-thatcherismo ovviamente americanizzato (si veda a proposito la scelta di Michele Bachmann di presentarsi sulla scena nazionale quale “nuova Thatcher”).
Circa gli anni Ottanta, poi, è opinione diffusa che siano stati questi il decennio conservatore per eccellenza, l’epoca della deregolamentazione e del liberalismo più sfrenato. Ma questo perché si guarda sempre troppo alle forze che detengono il potere e sempre troppo poco a quelle che nel frattempo agiscono sul piano sociale e culturale. In verità l’età reaganiana conobbe in letteratura la scena “minimalista” dei McInernay e Leavitt; in arte i graffiti metropolitani di Keith Haring; mentre nella società del tempo si affermava la presa di coscienza dei gays così come l’onda pacifista e antinuclearista che animava il nascente movimento ambientalista. Ambientalisti come i Gruenen tedeschi che, affacciatisi nella Germania democristiana di Kohl, di lì a vent’anni saranno i primi artefici di un generale rinnovamento politico e sociale grazie alla generazione degli Schroeder e dei Fischer, artefici di un’inedita alleanza rosso-verde.
E il nostro Berlusconi? Sarebbe sbagliato collegarlo univocamente alla precedente stagione del craxismo. In realtà, essendo il Cavaliere non un politico di professione ma un imprenditore, le ragioni della sua “discesa in campo” e la natura del berlusconismo vanno piuttosto collegate alla nascita di Telemilanocavo nei più lontani anni Settanta, artefice di quel rilancio del "privato" contro il "pubblico" che dovette realizzarsi massimamente in Italia attraverso le televisioni. Allo stesso tempo il berlusconismo realizzato ha piantato un seme che lentamente si sta trasformando nell’area neoconservatrice o liberalpopolare che ora fa capo ad Angelino Alfano.
Diversamente, l’avvento di Mario Monti al governo è da considerarsi da un lato un mero "incidente storico", frutto di un'operazione gestita dall'esterno, e dall’altro la fase terminale di quella Terza Via centrista, a suo modo liberale e riformista, preconizzata dal laburista Anthony Giddens all’inizio degli anni Novanta.
Questi esempi (e tanti altri se ne potrebbero fare ancora) ci mostrano quindi come sia sbagliato soffermarsi su ciò che si manifesta in superficie, minimizzando ciò che si agita in profondità. Per cui, tenendo presente ciò che è stato e osservando ciò che accade ai vari livelli possiamo anche provare ad immaginare come evolverà il futuro e al tempo stesso svelare i meccanismi che si celano all'interno della nostra società. Tra questi, il venire a galla di "nuove classi" che si sostituiscono alle “vecchie”, le quali, avendo esaurito la loro funzione, lasciano alle prime il compito di popolarizzare e massificare quanto era stato precedentemente pensato e vissuto solo entro marginali ma influenti gruppi.
Florian


