Cinque manovre finanziarie, 1 milione di disoccupati (il 20,9% della popolazione), 12 punti di Prodotto interno lordo persi (Pil), il debito pubblico inchiodato al 160% della ricchezza nazionale, deficit stabile al 10% e salari minimi lordi precipitati a 580 euro.
I risultati di tre anni di cura teutonica alla Grecia malata di conti truccati, spesa pubblica fuori controllo e scarsa produttività sono racchiusi nel realismo inconfutabile di numeri che raccontano di una crisi senza fine.
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Eppure, mentre piazza Syntagma ancora brucia di rabbia, il dubbio che l’accanimento terapeutico su Atene sia la strada sbagliata inizia a sfiorare anche insospettabili neoliberisti cresciuti tra le Banche nazionali e i salotti del Fondo monetario internazionale (Fmi).
«Nella migliore delle ipotesi, dopo il salvataggio ci sarà un periodo di calma al termine del quale si scoprirà che la riduzione di stipendi e pensioni ha esacerbato la recessione», ha scritto Wolfgang Münchau, economista e fondatore del quotidiano Financial Times Deutchland, sulle colonne del quotidiano londinese. «E allora ci sarà bisogno di nuovi tagli. Ma la politica potrebbe non prestarsi più».
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«Qualsiasi politica per mantenere la Grecia dentro la moneta unica o alla Ue avrebbe dovuto essere realizzata su altre basi: una ristrutturazione del debito ben fatta e politiche di crescita. Ma non è andata così», ha spiegato a Lettera43.it Giuseppe Pennisi, economista ed ex direttore italiano dell’Organizzazione internazionale del Lavoro. «La trattativa sul debito è stata infatti portata avanti solo con i creditori privati, che sono meno del 50% del totale. E rischiando oltretutto di favorire gli hedge fund, che hanno comprato quel debito per due soldi e ora possono guadagnarci». Non solo: «La crescita è stata totalmente dimenticata. Da chi ha imposto il risanamento, e da chi lo ha accettato supinamente perché sapeva di aver truccato i conti prima».
http://www.lettera43.it/economia/macro/ ... efault.htm
« La capacità di godere richiede cultura, e la cultura equivale poi sempre alla capacità di godere. » Thomas Mann -"Il piccolo signor Friedemann"
« La logica del fallo non può che fallire » Syusy Blady