Fausto striglia la sinistra: "Monti? Non è parentesi”
La sinistra tratta il governo Monti come i liberali trattarono il fascismo, "come un'eccezione, una parentesi". E' il paragone che suggerisce Fausto Bertinotti, partecipando a un seminario sul futuro della sinistra organizzato dai 'Democratici in rete' di Goffredo Bettini. L'ex presidente della Camera punta l'attenzione sulla "cessione di sovranita'" che caratterizza la nascita del governo Monti e che ha contraddistinto anche il periodo berlusconiano. "Nella fase di transizione, con l'ideologia sopraffatta dal mercato, inizia il deperimento della Repubblica e la democrazia subisce una fase regressiva", dice Bertinotti che non risparmia severe critiche alle forze progressiste. "Per questo demonizzando Berlusconi- spiega- abbiamo preso lucciole per lanterne perche' non si trattava di un caso anomalo, ma della estremizzazione di una tendenza europea di cessione della sovranita'" che oggi si rivolge "o verso entita' sovranazionali come la Bce e il Fondo monetario", oppure "verso la costruzione europea, con tutto il suo carico di promesse tradite", che la caratterizza essenzialmente come una "dimensione a-democratica". Quando la crisi del capitalismo finanziario dagli Usa si sposta verso l'Europa "qui produce una risposta purtroppo originale, un colpo di maglio a cio' che resisteva del welfare europeo e del suo assetto democratico". Si impone il paradigma della "ineluttabilita' delle decisioni" a discapito del processo democratico. I fatti della Grecia, in questi giorni, sono in qualche modo la cartina al tornasole di una dinamica allo stadio avanzato.
"La Grecia- spiega l'ex leader del Prc- non e' racchiudibile in Grecia. Eppure dall'Europa non e' venuta una risposta anche solo vagamente democratica di fronte all'annichilimento di un intero popolo. Il silenzio di questi giorni e' indicativo dello stato mortorio in cui si trova la politica a fronte di un processo incompatibile con la democrazia". Per Bertinotti e' in atto oggi "un vero e proprio processo costituente".
In Italia, spiega, "tutto origina dalla lettera della Bce, l'intervento del podestà straniero che ha deprivato il Parlamento della sua funzione ed e' arrivato fino al punto di dettare delle modifiche costituzionali" sul pareggio di bilancio. "Tecnicamente- osserva Bertinotti citando Rino Formica- oggi siamo un paese colonizzato" e "il governo dei tecnocrati risponde all'idea che non esistono alternative praticabili. 'O me o il caos'", e' il motto dell'esecutivo Monti per l'ex presidente della Camera. A fronte di questo, la sinistra e' "in crisi'". E come fece con Berlusconi, "ogni volta che e' in difficolta' tende a parlare di eccezioni. Oggi siamo- dice Bertinotti- malamente 'tardo-crociani', perche' come fece Croce con il fascismo, accettiamo di mettere il governo Monti tra parentesi e aspettiamo che si concluda. Ma Monti e Marchionne non sono eccezioni. C'e' un filo che lega l'uno all'altro e si chiama ineluttabilita' delle scelte".
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