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    Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Il dibattito sulle notizie della politica italiana
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    Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Florian » 21 feb 2012, 8:10

    Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni
    Interivista di Nicola Mirenzi

    gli altri, 20 feb 2012


    «La parola lavoro è molto più antica della divisione destra e sinistra». Franco Piperno, attivista politico, professore di fisica e fondatore insieme a Toni Negri e Oreste Scalzone di Potere Operaio, inizia così a ragionare col nostro giornale intorno al significato e l’attualità di una lemma così importante per la sinistra. «La frattura politica – ragiona Piperno – si dà quando cominciamo a parlare di lavoro salariato. Che è stato il paradigma del lavoro nelle società industriali. Il lavoro salariato si caratterizza – oltre che per il salario come corrispettivo di mansioni effettuate – per il carattere assolutamente ripetitivo dell’attività. Cosa che non lo rende affatto desiderabile alle persone che sono costrette a svolgerlo».

    Ma ora questo lavoro è entrato in crisi.

    È per questo che dovremmo recuperare un’idea del lavoro come attività. Cioè un lavoro legato al piacere. Naturalmente in questo piacere non c’è niente di vanesio: ogni lavoro è anche fatica. Il piacere significa che nel lavoro l’uomo può realizzarsi, come un atleta si realizza nella corsa. ll lavoro sarebbe così l’assolvimento di una vocazione.

    Pensa sia davvero possibile?

    Gli operai di fabbrica non erano affatto contenti del lavoro che facevano. Oggi che questo lavoro ha perso centralità, ci si schiude davanti un’occasione del tutto insperata. Il capitalismo ha spinto la tecnica a un livello così alto di potenza che il corpo umano – nella stragrande maggioranza dei lavori – non deve più essere impiegato in operazioni ripetitive. È una vera e propria liberazione.

    Il prezzo che si paga però è la disoccupazione.

    La disoccupazione, a ben vedere, è tempo liberato dal lavoro. Sfruttandolo, si potrebbe uscire dal circolo vizioso del lavoro che ha come unica gratificazione la retribuzione, cioè il reddito per consumare. Ma le persone dovrebbero essere rese consapevoli di avere un’energia propriamente libera, che può essere impiegata in tantissimi modi. Anche dando vita a iniziative sociali. Di cooperazione.

    Ma come si fa a vivere senza reddito?

    Se noi per un attimo ci mettiamo gli occhiali di Monti e del suo cinismo, vedremmo che in Italia la gente non ha problemi di sopravvivenza. Ha problemi di autonomia, anche gravi. Ma le persone hanno di che vivere. Comunque.

    L’idea del reddito di cittadinanza è inutile allora?

    Lo dico in maniera provocatoria: il reddito di cittadinanza la gente ce l’ha già. In maniera aberrante, certo. Il reddito di cittadinanza sono i genitori, la famiglia. Ma di fatto una condizione garantita di sopravvivenza i giovani europei ce l’hanno. Ovviamente sono totalmente d’accordo con l’idea di istituire il reddito di cittadinanza. Ma non bisogna farsi illusioni sul fatto che questo comporti una trasformazione radicale della realtà. È come il femminismo, il reddito di cittadinanza: una misura sensata.

    Monti dice che i giovani devono togliersi dalla testa l’idea del posto fisso.

    L’ho apprezzato. Ogni tanto i “tecnici” dicono delle verità. Io ho avuto amici che sono stati per quarant’anni alla catena di montaggio. Le posso assicurare che non hanno avuto un futuro radioso.

    I sindacati però non l’hanno presa bene.

    Il fatto è che la cultura tradizionale del movimento operaio è disastrosa: nella realtà produce effetti che sono tutto il contrario di quello che si propone in teoria. Pensi alla Fiom. Combatte per l’occupazione. Per loro, avere più lavoratori è un elemento di forza. Ma così facendo è costretta ad abbracciare l’idea della crescita, che non fa altro che riprodurre il meccanismo che si vorrebbe far saltare. Mi dica lei qual è il motivo per cui bisognerebbe salvare Termini Imerese?

    Non ne ho idea. Meglio chiudere?

    Sì. Meglio chiudere la fabbrica e occuparsi degli operai. Non del posto di lavoro. È assurda l’idea di tenere in piedi una fabbrica. È questo il frutto malato di una cultura lavorista. Cultura di cui il sindacato è impregnato. È l’idea che uno i soldi uno li deve avere solo se lavora. Così un’attività che non ha più alcun senso viene protetta coi soldi pubblici. Invece di proteggere le persone, si proteggono i macchinari e gli uomini legati a quei macchinari. Mentre un welfare più intelligente e più giusto sarebbe capace di preservare le persone nelle sicurezze che hanno conquistato.

    Parla come il ministro Fornero.

    Questo è il paradosso. La sinistra è diventata conservatrice. È evidente. Quando io ero ragazzo, Amendola sarebbe stato anni luce più a sinistra di Rifondazione Comunista. Dal punto di vista culturale c’è stata un’implicita accettazione del modello capitalistico liberale. Anche le correzioni di buon senso che la destra comunista consigliava di fare sono fuori gioco.

    Ci sono delle proposte di riforme, però.

    Io penso che i riformatori italiani intelligenti avrebbero tutto l’interesse a una radicalizzazione della situazione politica del paese. E dall’altra parte penso che questi tentativi di radicalizzare possano andare d’accordo – almeno intellettualmente – con delle misure prese facendo riferimento a un’analisi della situazione reale e non ideologica.

    Se dovesse osare, invece, cosa direbbe?

    La dimensione di rottura vera sarebbe quella di fondare una città. Regole completamente diverse. Mostrare che si può vivere in maniera differente. La città è un’immagine che uso per rendere chiaro che il problema è veramente grave. Le istituzioni e i partiti sono impreparati. L’unica cosa che sanno fare è pensare a nuovi posti di lavoro. Cose completamente inutili. Non si pensa a creare lavoro, attività produttive: ma posti di lavoro. Il lavoro come ammortizzatore sociale.

    Pensa che sia impossibile un maniera diversa di vivere dentro il capitalismo?

    Si può rifondare una città che già esiste. Questo è chiaro. Quando dico fondare una città tout court è perché mi sembra più interessante, anche da un punto di vista pittorico. Io sono convinto – anche perché ho fatto l’amministratore – che sia possibile fare da subito delle cose che migliorano la vita della città immediatamente. Parlo di cose banali come il traffico, la mobilità, il rapporto con le Acli, il teatro e via dicendo. Fondare una città (o rifondarla) significa però rompere completamente l’ordine del discorso. Ma per fare una cosa del genere c’è bisogno di purgarsi. Non solo nel senso della catarsi. Anche in quello di liberarsi dei vermi che abbiamo addosso. Per vedere le cose da un punto di vista che non sia quello dei diritti del consumatore. Un punto di vista veramente diverso.


    http://www.glialtrionline.it/home/2012/ ... /#comments
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Florian » 21 feb 2012, 8:17

    Ho letto questa intervista sabato mattina, quando ho comprato "gli Altri". Adesso che l'hanno messa online posso condividerla con voi.

    Sono parole, quelle di Piperno, che ho letto e riletto, incrociandole con quelle di un editoriale di Rossana Rossanda di cui vi renderò conto altrove. La Fiom, il reddito di base, la decrescita, la cassa integrazione, il comunismo e il benecomunismo: è un momento in cui si elaborano e si scontrano idee ed interessi. Il momento in cui a sinistra ci cerca un nuovo protagonismo e forse anche una nuova identità.

    Quando ho letto che Piperno era d'accordo con la Fornero e contro il sindacato ho sobbalzato. Ma bisogna leggere bene per capire la complessità dell'analisi.

    L'immagine di una città da costruire è affascinante.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda assurbanipal » 21 feb 2012, 8:21

    non è per nulla chiaro cosa intenda.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda assurbanipal » 21 feb 2012, 8:34

    Affermare la libertà del fare temperata dall'esigenza di non malfare.
    Siamo già affogati nel malaffare.
    E per capire cosa possa esser fatto senza soverchio danno occorrerà chiarirsi le idee con un certo vigore.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Florian » 21 feb 2012, 8:43

    assurbanipal ha scritto:non è per nulla chiaro cosa intenda.


    In questi anni di precarietà lavorativa tanta gente ha cercato di oppore al proprio stato di insicurezza il "mito" del posto fisso. Fantozzi è diventato oggi, paradossalmente, una figura di cui non sorridere ma addirittura da invidiare.

    Ma è un'illusione e un paradosso. Il posto fisso, oltre ad essere spesso un posto "fesso", è altresì una dimensione alienante per il lavoratore. Ed è contro l'alienazione del lavoro che ha mosso la protesta giovanile del '68 e del '77, protesta di cui Franco Piperno è stato, insieme a Negri ed altri, un indubbio protagonista.

    Per questa sinistra, lontana dalla fascinazione del "socialismo reale", il punto d'arrivo non è ciò che è sicuro, ma ciò che è desiderabile. E nessuno di noi, a meno che non sia un disoccupato con reali problemi di sopravvivenza, può desiderare di timbrare quotidianamente il cartellino come il rag. Ugo. Per questo Piperno si pone su un piano di riflessione più interessante delle argomentazioni pur giuste dei sindacati, ancora chiusi entro un'ottica "novecentesca" che il '68 si era già proposto di superare.

    In questo senso sta la ragione di una battaglia come quella per il "reddito di cittadinanza", perchè garantendo a tutti una base di sopravvivenza, permette di liberare energie in direzione di ciò che per ognuno di noi è desiderabile e dunque di rendere il lavoro non una mera schiavitù ma un'attività che si ha piacere fare.

    Coniugare la sicurezza con la libertà, appunto. Rendere quella "ricerca della felicità", astratta e ipocrita nella dimensione americana qualcosa invece di tangibile. Ma per questo avremmo bisogno di un mondo nuovo con parametri diversi da quelli attuali. Di una nuova città.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Druuna » 21 feb 2012, 9:49

    Concordo con lui.... ci sono molti punti nel suo discorso, che emanano le idee che potrebbero trasformare in positivo il mondo nei prossimi 30 anni.
    Ma sono come semi gettati nel terreno: se non c'è qualcuno che li nutre, li cura e li bagna, possono facilmente rinsecchire.

    Nonostante nella nostra nazione disastrata vedo spesso donne animare e rivitalizzare la vita economica e sociale di questo paese, purtroppo non si può dire lo stesso delle tre "grazie" del momento, Camusso, Fornero e Marcegaglia.
    Loro, come le altre cariatidi maschio del panorama, restano ancorate alla "città vecchia", al mondo vecchio, alla preistoria dell'uomo.

    Tutta questa menata del progresso non è stata forse messa in moto proprio per liberarsi del lavoro e della fatica ? E nessuno si è chiesto: e se ci riuscissimo, poi come ci organizzeremmo ?
    E' lì che manca lo scatto di fantasia. E' molto più familiare un mondo fatto di ricchi e di poveri, di disgrazie, di guerre, armamenti e Gini Strada, un mondo di barboni che muoiono di freddo e di dame di carità che visitano bambini denutriti per l'Unicef, piuttosto che pensare a un mondo in cui ci si divida l'eccesso di cibo in possesso di alcuni, e la rivalità si trasformi in collaborazione.

    Come dico sempre: manca la fantasia.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Florian » 21 feb 2012, 9:56

    Druuna ha scritto:Concordo con lui....


    Ho pensato proprio a te quando ho letto l'intervista... :)

    Il fatto è che le soluzioni della decrescita sconvolgono non solo la destra ma anche buona parte di quella sinistra che possiamo definire "storica". Non a caso oggi politicamente il dibattito si articola tra i poli del "rigore" (destra) e della "crescita" (sinistra?) mettendo nell'ombra una soluzione terza (nuova sinistra?), alternativa alle due.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Druuna » 21 feb 2012, 10:15

    Florian ha scritto:
    Druuna ha scritto:Concordo con lui....


    Ho pensato proprio a te quando ho letto l'intervista... :)

    Il fatto è che le soluzioni della decrescita sconvolgono non solo la destra ma anche buona parte di quella sinistra che possiamo definire "storica". Non a caso oggi politicamente il dibattito si articola tra i poli del "rigore" (destra) e della "crescita" (sinistra?) mettendo nell'ombra una soluzione terza (nuova sinistra?), alternativa alle due.


    Forse la decrescita non sarà la risposta esatta, ma sicuramente non è la risposta la crescita, perchè palesemente fallita.
    E quindi mi fa incazzare la sinistra, perfino Landini, per cui provo una vicinanza istintiva, perchè rimane tutta incastrata dentro il paradigma stesso che dovrebbero combattere.
    Non gli chiedo di avere una soluzione bell'e pronta, chè non ce l'ha nessuno al mondo in questo momento... ma almeno di uscire dal labirinto e parlare alla gente come fanno "i Pisapia"... cioè a cuore aperto.
    Perchè noi (noi gente) saremo pure tanto ignoranti, ma c'è una cosa che capiamo subito: quando qualcuno parla per prenderci in giro.
    Poi a volte piace anche farsi prendere in giro, non lo nego, ma resta il fatto che LO SI SA.
    Alla massa piace molto sognare, e a volte c'è modo di sognare sogni positivi, sogni che puliscono il mare, che lavano il cielo, sogni che eliminano guerre, sogni che vincono le malattie, sogni che fanno sorridere.
    Allora perchè non dare forza all'idea di una nuova città ?
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda assurbanipal » 21 feb 2012, 11:46

    Quale sarebbe la fonte del reddito?
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Druuna » 21 feb 2012, 12:01

    assurbanipal ha scritto:Quale sarebbe la fonte del reddito?


    il lavoro non ha lo scopo di dare "reddito", ha lo scopo di dare cibo, alloggi, cure, e spessore morale ed estetico alla vita umana.

    Altrimenti nella Costituzione ci scrivevamo che l'Italia è una Repubblica fondata sul reddito.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda assurbanipal » 21 feb 2012, 12:06

    Druuna ha scritto:
    assurbanipal ha scritto:Quale sarebbe la fonte del reddito?


    il lavoro non ha lo scopo di dare "reddito", ha lo scopo di dare cibo, alloggi, cure, e spessore morale ed estetico alla vita umana.

    Altrimenti nella Costituzione ci scrivevamo che l'Italia è una Repubblica fondata sul reddito.

    Specialmente lo spessore estetico necessita di una valutazione.
    Chi valuta e come?
    Chi valuta quanto valga il mio contributo.
    Somiglia al sistema sovietico.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda assurbanipal » 21 feb 2012, 12:11

    Ti dirò, a me è stato detto in tutti i modi e da più parti, il tuo contributo non vale un cazzo e quindi non lavorerai.
    Io non sono d'accordo.
    Eppure queste valutazioni hanno inciso pesantemente sulla mia vita e su quella dei miei cari.
    E aggiungerei che fra i valutatori c'era molta spazzatura.
    E' un problema.
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    Re: Piperno: «Meno lavoro e più reddito». Una risposta agli attacchi di Veltroni

    Messaggioda Druuna » 21 feb 2012, 14:59

    Infatti c'è molto da destrutturare.

    L'opera di Malaguzzi purtroppo è stata interrotta troppo presto.

    Solo in Australia ci sono posti dove il suo metodo si estende fuori dagli asili, fino all'Università.
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