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    Uno su quattro non ce la fa

    Il dibattito sulle notizie della politica italiana
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    80 messaggi • Pagina 1 di 4 • 1, 2, 3, 4
    Uno su quattro non ce la fa

    Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 19:41

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    Uno su quattro non ce la fa

    Beppe Grillo


    Uno su quattro non ce la fa. Il 24.5% delle famiglie italiane è a rischio povertà. Non riesce a pagare l'affitto, il mutuo, non usa il riscaldamento, non apre neppure le bollette del gas e della luce. Mangia ancora, ma sempre più spesso fa la fila alla Caritas. Qualcuno si azzarda a chiedere l'elemosina, ma lo fa quasi chiedendo scusa. Abbassa gli occhi come un cane bastonato. La disoccupazione colpisce soprattutto i ragazzi che lasciano il Paese appena possono. Nel Sud l'emigrazione è diventata l'unica possibilità, come nel dopoguerra.

    Ci stiamo abituando a questa realtà come se non ci riguardasse. Una malattia che colpisce sempre gli altri, di cui parlare sottovoce con compatimento "E' fallito, eppure stava così bene", oppure con una punta di critica "Se volesse troverebbe un lavoro" o con sicumera "A noi non può succedere".

    Stiamo diventando una Nazione di pezzenti e, paradossalmente, la cosa non ci riguarda. Almeno fino a quando non tocca a noi. Un quarto degli italiani è un numero colossale, pari a quindici milioni di persone, ed è in aumento. A quanti potremo arrivare? Un tempo avevamo panem et circences, ora solo i circences con il calcio. Non possiamo trasformare l'Italia in una società a due livelli, chi mangia e chi no. Dovremmo mangiare tutti un po' meno e stringere la cinghia. L'unica misura mai nominata dal governo Monti è stata la patrimoniale, una bestemmia per un banchiere, colpisce i ricchi che "sono tristi se noi piangiam", come cantava Jannacci. Invece andrebbe proposta per la creazione di un fondo destinato al reddito di cittadinanza uguale per tutti i disoccupati per soddisfare i bisogni primari, dalla casa alla spesa. Insieme al reddito per cittadinanza andrebbero creati dei veri centri di collocamento che propongano attività che se rifiutate farebbero decadere l'erogazione del reddito. Nessuno può essere lasciato indietro.

    http://www.beppegrillo.it/2012/02/uno_su_quattro.html
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 19:43

    Reddito di cittadinanza subito!
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 19:46

    come mandare alla rovina un paese. Meno male fa il comico.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 19:47

    sounasegasusughi ha scritto:come mandare alla rovina un paese. Meno male fa il comico.


    Il paese è già alla rovina. Le famiglie sono già alla rovina. E' tempo che anche i ricchi piangano.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 19:49

    e pensare che io vorrei che i poveri ridessero...certo è una ideona premiare l'insuccesso, faremmo il boom.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 19:52

    sounasegasusughi ha scritto:e pensare che io vorrei che i poveri ridessero...certo è una ideona premiare l'insuccesso, faremmo il boom.


    Ma il reddito di cittadinanza non deve essere considerato un "premio", quanto un diritto.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda fulvia » 19 feb 2012, 19:54

    reddito di cittadinanza in queste condizioni è impossibile pensarlo. Uno su 4 non ce la fa, e presto saranno 3 su 4. Poco ma sicuro.

    la globalizzazione ci ucciderà,non può esserci globalizzazione senza unificazione politica e legislativa. E per farlo bisognerebbe mettere in gioco l'intero pianeta. Va da sè, è impossibile. Siamo morti, sono morti anche i nostri figli e non lo sappiamo...
    Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 19:56

    Florian ha scritto:
    sounasegasusughi ha scritto:e pensare che io vorrei che i poveri ridessero...certo è una ideona premiare l'insuccesso, faremmo il boom.


    Ma il reddito di cittadinanza non deve essere considerato un "premio", quanto un diritto.
    se il mio reddito si dimezza x fare campare chi non lavora, io smetto di lavorare. E' cosi difficile da capire?
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda fulvia » 19 feb 2012, 19:57

    sounasegasusughi ha scritto:
    Florian ha scritto:
    sounasegasusughi ha scritto:e pensare che io vorrei che i poveri ridessero...certo è una ideona premiare l'insuccesso, faremmo il boom.


    Ma il reddito di cittadinanza non deve essere considerato un "premio", quanto un diritto.
    se il mio reddito si dimezza x fare campare chi non lavora, io smetto di lavorare. E' cosi difficile da capire?

    no che non smetti mica puoi campare di 0. camperai col 50 percento finché c'è.
    Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 19:58

    fulvia ha scritto:
    sounasegasusughi ha scritto:
    Florian ha scritto:
    sounasegasusughi ha scritto:e pensare che io vorrei che i poveri ridessero...certo è una ideona premiare l'insuccesso, faremmo il boom.


    Ma il reddito di cittadinanza non deve essere considerato un "premio", quanto un diritto.
    se il mio reddito si dimezza x fare campare chi non lavora, io smetto di lavorare. E' cosi difficile da capire?

    no che non smetti mica puoi campare di 0. camperai col 50 percento finché c'è.

    se smetto non avrò zero, ma la tua meta. C'è il reddito di cittadinanza no?
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda eric draven » 19 feb 2012, 20:02

    Florian ha scritto:Reddito di cittadinanza subito!


    paghi te?
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 20:03

    eric draven ha scritto:
    Florian ha scritto:Reddito di cittadinanza subito!


    paghi te?

    ovviamente no
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 20:29

    REDDITO DI BASE, UN'UTOPIA NON IMPOSSIBILE

    OPINIONI - Corrado Del Bò



    Si è dovuto attendere l'avvento di un governo tecnico perché emergesse, nel dibattito pubblico italiano, quel che gli studiosi delle politiche pubbliche segnalano da tempo: in Italia mancano, a differenza di quasi tutti gli altri Paesi europei, forme di sostegno economico che possano far fronte efficacemente alle esigenze di chi è escluso dai sussidi collegati all'aver svolto per un periodo di tempo attività lavorative. Viene da chiedersi se i tempi siano maturi per una misura in sé banale e autenticamente riformista, che consenta di riprendere il cammino interrotto nel 2003 con il fallimento politicamente pilotato della sperimentazione del reddito minimo d'inserimento e di prendere una buona volta sul serio l'idea della flexisecurity, di cui la Danimarca è additata a modello e che, se richiede massima flessibilità in entrata e uscita nel mercato del lavoro, non può non implicare generosi (per entità e durata) sussidi per quanti l'uscita la sperimentano concretamente.

    Anche se appare forse utopico guardare l'orizzonte quando ancora il reddito minimo deve essere introdotto, è però anche bene che il dibattito pubblico inizi a familiarizzare con un'altra idea, collegata ma distinta, che è quella del reddito di cittadinanza (o reddito di base, come preferisco chiamarlo), una misura che potrebbe incidere in maniera ancora più significativa sulle società occidentali a capitalismo avanzato. Il reddito di base è un trasferimento monetario finanziato dalla fiscalità generale ed erogato periodicamente dallo Stato agli individui, indipendentemente dalle loro condizioni economiche e senza riguardo per il loro contributo lavorativo: un reddito universale e incondizionato, che perciò spetterebbe anche a chi guadagna tanto o tantissimo e anche a chi rifiuta un lavoro (se offerto). Una follia? Apparentemente sì, ma, se di follia si tratta, è lucida follia. Chi porta avanti questa idea è una rete mondiale di affermati studiosi di scienze sociali (il Bien), che ha dato vita a "filiali" in diversi Paesi (in Italia c'è il Bin, di cui mi onoro di far parte). Per questi studiosi, il reddito di cittadinanza sarebbe in grado di evitare che le distorsioni informative che ostacolano la selezione dei soggetti che davvero necessitano dell'aiuto economico pubblico e allo stesso tempo consentirebbe di sfuggire alle distorsioni motivazionali che disincentivano le persone ad abbandonare la protezione sociale; senza considerare poi l'abbattimento (di parte) dei costi amministrativi e sociali per verificare che ai sussidi accedano soltanto chi ne ha davvero diritto.

    Mancano a oggi simulazioni su ampia scala della sostenibilità economica di questa misura, e questo va ammesso con franchezza. C'è poi una difficoltà intuitiva, di carattere morale: il reddito di base premierebbe i "lavativi", quelli che non vogliono saperne di lavorare e pensano solamente a intascare un reddito di base, che sarebbe a quel punto evidentemente frutto del lavoro degli altri. In realtà, non è detto che sia così. In primo luogo, si può ragionare su un livello di reddito che non deprima l'incentivo al lavoro per chi lo riceve senza essere al contempo poco più di una mancia simbolica; il reddito di base offrirebbe, per così dire, un "pavimento" sotto il quale non è possibile sprofondare. Ma è l'idea stessa che questa misura contenga lo sfruttamento di chi lavora che va negata con forza, perché sottace quel che la produzione di reddito richiede, ovvero un qualche tipo di appropriazione privata di risorse naturali. È la vecchia storia del come giustificare la proprietà privata che angustiava un liberale come Locke: l'accumulazione originaria contro cui ha vergato parole di fuoco Marx nel Capitale fa problema al di là delle ruberie che ricordava il filosofo di Treviri descrivendo le enclosures attuate sui pascoli comuni. Come può, in maniera moralmente legittima, divenire di uno quel che in origine era di tutti?

    Il reddito di cittadinanza è, in definitiva, un risarcimento per chiunque sia escluso da queste privatizzazioni. Per questo spetta a tutti, anche a chi non vuole proprio saperne di lavorare: non è meno escluso di altri. Questo modo di vedere le cose ci impone di considerarlo qualcosa di più di un mero sussidio: è una vera e propria richiesta di giustizia sociale. Può essere utile ricordarlo in tempi in cui l'equità è divenuta la nuova parola d'ordine dell'azione governativa.

    * Università di Milano


    http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati ... pz/318010/
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 20:36

    Florian ha scritto:Ma è l'idea stessa che questa misura contenga lo sfruttamento di chi lavora che va negata con forza, perché sottace quel che la produzione di reddito richiede, ovvero un qualche tipo di appropriazione privata di risorse naturali. È la vecchia storia del come giustificare la proprietà privata che angustiava un liberale come Locke: l'accumulazione originaria contro cui ha vergato parole di fuoco Marx nel Capitale fa problema al di là delle ruberie che ricordava il filosofo di Treviri descrivendo le enclosures attuate sui pascoli comuni. Come può, in maniera moralmente legittima, divenire di uno quel che in origine era di tutti?


    Questo è in definitiva il punto.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda eric draven » 19 feb 2012, 20:43

    Mi pareva strano che non saltasse fuori Marx
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 20:53

    Florian ha scritto:
    Florian ha scritto:Ma è l'idea stessa che questa misura contenga lo sfruttamento di chi lavora che va negata con forza, perché sottace quel che la produzione di reddito richiede, ovvero un qualche tipo di appropriazione privata di risorse naturali. È la vecchia storia del come giustificare la proprietà privata che angustiava un liberale come Locke: l'accumulazione originaria contro cui ha vergato parole di fuoco Marx nel Capitale fa problema al di là delle ruberie che ricordava il filosofo di Treviri descrivendo le enclosures attuate sui pascoli comuni. Come può, in maniera moralmente legittima, divenire di uno quel che in origine era di tutti?


    Questo è in definitiva il punto.

    il punto è che in origine era di nessuno, non di tutti.Altrimenti spiegateci come si usa una cosa che è di tutti, ossia di 7 miliardi di persone, che ancora un s'è capito.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda sounasegasusughi » 19 feb 2012, 20:57

    lasciando cmq perdere sti discorsi, appassionanti e importanti ma da gente che ha il culo al caldo, il reddito di cittadinanza srebbe un disastro dal pnto di vista del sistema di incentivi. Ripeto, chi cazzo melo fa fare di alzarmi la mattina alle 5 e 30 se c'è fulvia che lavora e io prendo la sua metà? Certo, in molto non troveranno dignitoso ridursai a percepire il reddito di cittadinanza, e continueranno a lavorare per dignità, o magari banalmente per passione e amore. Ma sulla maggioranza delle persone sarebbe nefasto l'effetto suscitato da un simile provvedimento. E questo effetto viene bellamente trascurato quando si fanno i calcoli sulla fattibilità di quello che altro non sarebbe che una URSS in piccolo. Siete stati sputtanati dalla sotria e dalla scienza economica un secolo fa. Basta, grazie.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda eric draven » 19 feb 2012, 21:02

    Impossibile.

    Quando si parte con la cultura della povertà non se ne esce più.

    Far capire che è molto più importante insegnare a cavarsela da soli è totalmente impossibile.

    C'è proprio un rifiuto ancestrale,direi.
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 21:06

    sounasegasusughi ha scritto:Ripeto, chi cazzo melo fa fare di alzarmi la mattina alle 5 e 30 se c'è fulvia che lavora e io prendo la sua metà? Certo, in molto non troveranno dignitoso ridursai a percepire il reddito di cittadinanza, e continueranno a lavorare per dignità, o magari banalmente per passione e amore. Ma sulla maggioranza delle persone sarebbe nefasto l'effetto suscitato da un simile provvedimento.


    Forse ti è sfuggito questo passaggio:

    "...ragionare su un livello di reddito che non deprima l'incentivo al lavoro per chi lo riceve senza essere al contempo poco più di una mancia simbolica; il reddito di base offrirebbe, per così dire, un "pavimento" sotto il quale non è possibile sprofondare".
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    Re: Uno su quattro non ce la fa

    Messaggioda Florian » 19 feb 2012, 21:06

    eric draven ha scritto:Mi pareva strano che non saltasse fuori Marx


    E' tornato prepotentemente d'attualità. :)
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